giovedì 15 gennaio 2009

Il silenzio degli innocenti

Questa sera, mentre tornavo in albergo in auto, un bel gatto grigio a pelo lungo ha deciso coraggiosamente di attraversare la strada, una strada a scorrimento veloce a 6 corsie.

Cinque corsie le ha passate indenne, al galoppo. Alla sesta, l'ultima ruota di una vettura in corsa l'ha travolto. A finestrini chiusi ho sentito il suo urlo di dolore. Dentro di me è scesa una grande tristezza.

La vita richiede costante adattamento. Non c'è bene, non c'è male, solo cambiamento. Siccome crediamo di restare sempre uguali, non siamo mai pronti per il cambiamento.

Cambiare costa grande fatica, perchè man mano che il tempo passa sentiamo di non avere più le risorse e le forze di un tempo.

La sola risorsa che abbiamo in più è l'esperienza, l'allenamento, la consapevolezza, il distacco.

Il grande cambiamento arriva, a volte tutto in un colpo, a volte a rate. Poi c'è il Grande Cambiamento, per il quale ci alleniamo tutta la vita.

In questi ultimi anni ho imparato ad apprezzare l'accettazione di ciò che avviene. Non vuol dire che riesco sempre ad accettare. Anzi.

Quando pratico, cerco di ricordarmi anche di questo, perchè la pratica è la vita.

martedì 13 gennaio 2009

Chiavi del Baguazhang

Una chiave del Baguazhang è la capacità di usare gli otto palmi in movimento, in condizioni di combattimento reale.

Il combattimento in genere richiede che le braccia siano a livello, o tra le spalle e la pancia, o sopra la testa, in avanti e arrotondate, con l'intenzione verso l'avanti, solide ma pronte a trasformarsi o a sfondare.

La postura dei palmi indica la direzione dell'intenzione.

Se è vero che Yi guida Qi che guida Li, dove c'è l'intenzione c'è la forza.

Se è vero che mano e piede, gomito e ginocchio, spalla e anca sono in armonia, non restano molte posizioni.

Bisogna uscire dallo schema del palmo come postura ferma, "statica", che indica semplicemente la direzione e mettere in movimento, a partire dai piedi, il corpo e i palmi.

In termini di Yiquan diremmo che dobbiamo trovare gli Shili "naturali" di ogni palmo, che per definizione sono 64 (8 x 8), ma in realtà sono una indicazione taoista per dire: infiniti.

Gli Shili sono sempre rotondi e armonici, nascono dal movimento di tutto il corpo e sono continui, con una tendenza a diventare ellittici nell'applicazione pratica.

Ogni palmo ha molteplici applicazioni, e questo non per ragioni filosofiche, ma perchè il combattimento è una realtà complessa, e dobbiamo conoscere e allenare il maggior numero di possibilità.

Negli otto palmi ci sono e si formano continuamente coppie di contrapposti: interno-esterno, alto-basso, avanti-indietro, destro-sinistro, dal basso all'alto, dall'alto a basso, in obliquo, ecc.

Ecco perchè si dice che dal Wuji nasce Taiji, quindi Liang Yi, e infine Si Xiang.

Questa, tra l'altro, è la mia piccola, umile e modesta risposta alla domanda di Zhao Daoxin sul collegamento tra Baguazhang e Yi Jing. La mia risposta non è teorica, nasce dalla pratica.

Altra chiave: tutto varia costantemente, da una direzione la trasformazione avviene in un'altra, e la velocità reale è quella del corpo, non quella del palmo da solo.

Braccia e mani non si muovono mai da sole, sono sempre di fronte al corpo e lo coprono. Il bacino, le gambe e il corpo intero ruota e sporta quindi le braccia.

I piedi indicano se c'è maestria, la coerenza col movimento è l'indicatore. E' significativo notare che nel Wushu moderno ogni coerenza del corpo è scomparsa, quindi non c'è forza.

Nessuna possibilità che si può presentare in combattimento può e deve essere esclusa.

Ru Shou (Mani che impastano) esplora tutte le possibilità a contatto, per ragioni di sicurezza di entrambi i praticanti.

Dal contatto si possono esplorare tutti gli angoli e usare i palmi in tutte le maniere possibili, adattandosi ai cambiamenti.

Quando si perde contatto occorre avere intenzione molto sviluppata e sentire lo scorrere dell'avversario.

Nel passato, e in certe scuole ancora oggi, un palmo si studiava per un lungo tempo, dai tre ai sei mesi, anche per un anno, e questo allo scopo di approfondire la conoscenza di ogni palmo, quindi di intenzione, di direzione, di forza applicata.

Questo ho visto stamattina nella mia pratica di Hsien Tian.

(Nella foto: Darko Grakalic in Baguazhang Duilian durante Tai Chi Caledonia 2008)

lunedì 12 gennaio 2009

domenica 11 gennaio 2009

Beng Quan


Luca Semenzin di Treviso mi manda un verso del poeta tedesco Paul Celan:

"Schwerer werden, leichter sein"

("Diventare pesanti, essere leggeri")

Potrebbe essere il motto di ogni arte del Neijiaquan, e anche di tante filosofie di vita.

(Nella foto di inizi secolo: Beng Quan in un insolito contesto quotidiano)

venerdì 9 gennaio 2009

Yiquan

Intervista con Zhao Daoxin

Tutto risale al 17 luglio 2008, quando l'instancabile Andrzej Kalisz, divulgatore del Dachengquan e sicuramente uno dei migliori insegnanti dell'arte esplosiva di Wang Xiangzhai, ha pubblicato sul suo sito un frammento di traduzione di una lunghissima intervista a Zhao Daoxin, ultimo dei grandi combattenti di prima generazione di Yiquan-Dachengquan.

Ho scoperto per caso questa storica intervista grazie a Paul Silfverstrale, che ha appena aperto il suo nuovo sito e sta via via dando sempre più movimento al suo blog. Ma se solo provate a cercare "Zhao Daoxin" con Google, scoprirete quanto questa intervista sia un vero e proprio oggetto di culto in tutti i siti di lingua inglese, soprattutto perchè Zhao si esprime con grande schiettezza nel confronti delle arti marziali cinesi e di chi le pratica.

A proposito di Zhao (1908-1990), la sua storia è una delle classiche storie di personalità geniali nate in un tempo ricco di fermenti, quindi al momento e nel posto giusto. Era stato allievo di Zhan Zhankuei (o Zhaodong), maestro di Xingyiquan e guardia carovana di professione (quindi bodyguard di professione, in tempi di veri banditi), dal quale aveva appreso l'arte dello Xingyibagua, un raro mix dei due sistemi interni, frutto della aperta collaborazione tra Dong Haiquan e Guo Yunshen.

(Nota: Xingyibagua è usato oggi come un termine spregiativo. Per alcuni insegnanti di Baguazhang è una specie di anatema, tutto ciò che non è "puro Baguazhang" - e ce ne sarebbe da discutere! - oppure non è lo stile praticato dal Maestro, è automaticamente "xingyibagua", come dire: roba di poco valore, un mistomare, come la pizza funghi e gamberetti. Siccome non è mai lo stile a vincere, ma il combattente che lo pratica, preferisco rispettare ogni sistema ed eventualmente discutere il praticante. Mi sembra più corretto, e anche più sano).

Zhao Daoxin era velocissimo nell'imparare e ancora più veloce nel mettere in pratica, tanto da finire ben presto nella cerchia di Wang Xiangzhai, sotto il sguardo attento. Nelle foto rituali d'epoca, dove tutti hanno uno sguardo serio e truce, Zhao era l'unico a farsi ritrarre con un sorrisetto beffardo, come a prendersi gioco delle formalità. Come dire: sono sicuro delle mie capacità. E infatti il suo carattere è definito come scontroso e caparbio. La vita gli riserverà un finale piuttosto difficile e amaro, anche dopo la "rieducazione". L'intervista risale infatti agli anni '80.

Zhao aveva appreso l'arte di Wang e poi, nel corso della sua vita marziale, lo ha rielaborato riportando lo "spirito vitale" dell'Yiquan di nuovo nello Xingyiquan e nel Baguazhang, creando quello che noi conosciamo oggi come Xin Hui Zhang, l'arte marziale creata da Zhao Daoxin, che contiene una forma in 64 movimenti. Vedere Xin Hui Zhang è come rivedere "un potente drago che nuota", come Wang Xiangzhai aveva definito Cheng Tinghua.

Delle 64 tecniche che Zhao insegnava nello Xin Hui Zhang, ognuna doveva essere studiata e sviluppata da sola, poi a coppia, in sparring, fino a renderla assolutamente efficace e pronta per il combattimento, quindi veloce e potente. Ogni tecnica contiene una energia da esprimere, ogni tecnica è un concetto marziale. Ritrovo in questo una grande vicinanza con le origini del Baguazhang e allo stesso tempo la stessa essenzialità dell'Yiquan. Me lo ha confermato anche Vittorio Bottazzi, maestro di Taijiquan di Torino, quando passò in visita nel paese di Zhao e ebbe modo di vedere e praticare Xin Hui Zhang.

A leggerla bene, l'intervista di Zhao Daoxin suona come un sonoro schiaffo in faccia al 90 - 95 per cento dei praticanti, e condivido il pensiero di Paul Silfverstrale quando scrive che per noi occidentali, nel 2009, la pratica del Taijiquan - come di tutte le arti interne del Neijia - contiene qualcosa di più che non la pura e brutale efficacia immediata in combattimento. Ma trovo comunque che leggere il pensiero di un vero combattente, l'equivalente dei vari Musashi, Ueshiba o Funakoshi della cultura giapponese, sia comunque degno di essere considerato con attenzione.

Per ora non ho modo di tradurlo in italiano, ma invito a quanti leggono l'inglese - o con l'aiuto di Google Translator - a leggere questa intervista a Zhao Daoxin, già abbastanza lunga da dare moltissimi stimoli al lettore. La parte sul Baguazhang, ovviamente, è quella che più mi attira, ma voglio dedicare un post specifico a questo tema. Sono certo che i praticanti più seri si sentiranno piuttosto provocati!

Per i lettori di lingua francese suggerisco il blog di Emmanuel Agletiner, una altra risorsa di conoscenza davvero niente male sul Dachengquan. In più si tratta di un collega di vecchi amici francesi di Yves Kieffer e miei degli anni '90, i coniugi Ribert, allievi di Wang Xuanjie, che conobbi nel 1990 nella foresta d'Orleans insieme al maestro Wang Qiang, quindi... tutto torna!

Ancora, provate a dare una occhiata a questo video di Zang Fukui, che presenta Xin Hui Zhang (suppongo una forma libera, non La forma).

(Nella foto, Zhao Daoxin seduto, e accanto a lui Yao Chengguang, figlio di un altro grande combattente dell'Yiquan, Yao Zongxun)

lunedì 5 gennaio 2009

Marco Superbi

In questi giorni ho avuto il piacere di avere ospite l'amico Marco Superbi, insegnante di Wing Chung e specialista di Tuina di Torino, insieme alla sua compagna Diana.

Abbiamo avuto modo di chiacchierare, mangiare, divertirci e - ovviamente - di incrociare le braccia. Devo davvero ringraziare Marco e Diana per i bei momenti passati insieme.

Incrociare le braccia è come discutere, parlare, scambiare conoscenze e esperienze.

E' sempre interessante quando, nell'incrociare le braccia, si riesce a superare l'istinto alla sopraffazione e a confrontarsi in uno spirito di studio.

Senza il confronto non si cresce, e mi rendo conto di avere sempre molto da imparare, specie quando il partner proviene da esperienze diverse, qualificate, ben focalizzate.

Ci vedremo presto in Piemonte.


Risposte ai commenti recenti (1 e 3 gennaio 09)

Breve risposta agli anonimi lettori che lasciano messaggi pubblici su questo blog:

- come si può leggere nella colonna fissa del blog, abito a Vicenza e insegno in tutta Europa;

- pratico e insegno Xingyiquan, ma soprattutto Wu Xing e alcuni animali;

- a Torino sono stato nel 2008 per un seminario di Baguazhang, e ho in previsione di tornarci nella prima metà del 2009.

Per ulteriori informazioni, tenete sotto controllo questo blog o scrivere a zhaleijie@gmail.com.

Saluti

L'importanza dell'intuito


Inizio il 2009 con un post sull'importanza dell'intuito.
Nelle arti marziali spesso non facciamo altro che seguire istruzioni e imparare a memoria movimenti di cui non conosciamo il reale significato.
Lavorare sull'intuito significa anche - a volte - avere il coraggio di uscire da ciò che ci è stato insegnato e fare di testa propria.
Etienne Decroux, indimenticato maestro di mimo (insegnante tra l'altro di Marcel Marceau), parlava dei tre livelli di apprendimento, dette anche le "3 i":
- imitazione
- immedesimazione
- interpretazione
Se non si arriva alla terza fase, resteremo per sempre schiavi di una pratica che davvero non conosciamo.

"Non si padroneggia la tecnica dell'adattamento alle circostanze servendosi della mente conscia; è necessario adeguarsi intuitivamente, in armonia con le leggi naturali, senza dover calcolare i propri movimenti. 
Si dovrebbe rispettare questa facoltà interiore. 
Credi nella vittoria senza pensieri di vanità e senza cercare di ricavare "utili" rivelazioni. 
Se si desidera raggiungere lo stato supremo, non ci sarà alcun bisogno di preoccuparsi di questioni che turbano l'anima, non ci sarà alcun bisogno di custodirla. 
Il corpo e l'anima diventeranno una cosa sola; non vi sarà alcuna distinzione tra il bene e il male.
Si acquisirà una conoscenza profonda della funzione della spada; si riuscirà a reagire spontaneamente a ogni situazione. 
Benchè ci si provi, è impossibile insegnare questo stato supremo. 
Si può giungere a tale condizione della mente e del corpo solo con una pratica incessante. 
Quando si sarà conseguito un tale stato, si sarà in grado di adattarsi inconsciamente a tutte le situazioni".

(Da: "Tattiche segrete" di Kazumi Tabata, edizioni Ubaldini - Roma, 2004, p. 36)

giovedì 1 gennaio 2009

Seminari intensivi di Baguazhang 2009

Nella suggestiva cornice dell'altipiano di Asiago, nella provincia di Vicenza, nel corso del 2009 avrà luogo una serie di quattro incontri intensivi della durata di due giorni ciascuno (sabato e domenica) sul Baguazhang, la Boxe degli Otto Trigrammi.

Nell'arco degli incontri verranno approfonditi i seguenti temi:
- Principi e teoria del Baguazhang
- Cerchio e spostamenti
- Tre cambi tradizionali (Dan Huan Zhang, Shuan Huan Zhang, Shun She Zhang)
- Otto Palmi Madre
- Chuan Zhang (palmo che penetra)
- Tuishou, Rushou, Sanshou

L'insegnante è Luigi Zanini, coadiuvato da eventuali collaboratori a seconda del tema.

L'ammissione è limitata ad un numero non superiore a 5 persone, in un ambiente accogliente ma spartano e ristretto. La selezione avverrà in base all'esperienza e alla qualità personale del richiedente. 

Per maggiori informazioni scrivere a: Zhaleijie@gmail.com