domenica 30 novembre 2008

Il caldo abbraccio dell'Istria

Il mese di novembre volge a conclusione, e quando siamo quasi nel cuore dello Yin stagionale inizia un dicembre diverso dagli altri anni, con qualche preoccupazione in più, e forse proprio per questo sarà un mese e un Natale più intenso negli affetti e nel dare valore alle giuste cose.
Evelina scrive dal cuore dell'Istria, e la sua padronanza della lingua italiana è affascinante, da vera linguista filologa. Con i ragazzi di Pula c'è un legame particolare, che mi sta molto a cuore. Pubblico l'articolo di Evelina perchè è bene che non sia sempre io a scrivere su questo blog.
E' un articolo che scalda il cuore, quindi va bene per Natale! Un abbraccio.

Ho conosciuto Luigi 5 anni fa durante un seminario a Pola, uno dei miei primi incontri con il Chi Kung.

E che seminario è stato quello! Un SEMINARIO nel vero senso della parola: dai semi sparsi sono sbocciati e pian-piano sono cresciuti un albero (il palo), tigri, draghi, conchiglie, orsi, uccelli, il bambù che muove il vento... un mago che trasforma i muscoli, i tendini, ma pure il corpo e la mente, che si chiama XIAO YI JIN JING. Ma e' nata anche la devozione per un Maestro (e lo dico a nome di tutti noi Istriani) grazie alla sua maestria e per l'amicizia, per com'è.

Insomma, domenica pomeriggio ho trascorso coi partecipanti del Baguazhang, dando ogni tanto un piccolo contributo alle traduzioni di Big Darko, per chi non capiva bene l'italiano e godendomi di guardare gli sforzi nell'acquisire i movimenti giusti, il passo strisciante, l'allineamento del corpo... Ma, sopratutto mi godevo le spiegazioni che Luigi dava e che assieme con le sue dimostrazioni risultavano con la forma che stava per nascere: sembrava un scultore che da un pezzo d'argilla amorfo crea una scultura, anzi, una ciotola ornata.

Mi spiego: sono una dilettante (pure ignorante) totale nel campo delle arti marziali, ma ascoltando e osservando quel che succedeva nella palestra mi è venuto in testa un sacco di cose. I principi del Bagua li puoi facilmente paragonare con i principi validi nella vita quotidiana. Poi, alcuni movimenti: raccogli l'energia, trasformala dentro di te e agisci. L'allineamento del corpo a volte assomiglia ad un vettore nello spazio, affusolato intorno a se stesso, che dai piedi ben radicati parte per bucare (mi piace la matematica).

Ma quello che mi fa l'impressione più forte è la femminilità della forma. Eh sì, perché è circolare, com’è il modo di pensare femminile, è un'insieme che contiene altri sottoinsiemi e gradualmente porta alla conclusione; non è lineare e diretto com'e' il modo di pensare maschile. Tutto questo l’ho visto anche quando si lavorava in coppia. Due delle tre ragazze che hanno partecipato, la piccola-grande Suzi e la giovane Maja sembravano ballare nel loro camminare circolarmente in coppia. E invece quasi tutti i ragazzi dovevano impegnarsi per non "andare" in lineare, invece di creare il giro (questo, alla fine, poteva essere anche perché impiegavano conoscenze tratte dagli altri tipi delle arti marziali), ma io lo trovo proprio come il principio "M".

Insomma, un pomeriggio da ricordare, anzi - il weekend intero, dal primo all'ultimo minuto, grazie a Luigi, ma anche a tutti gli altri.

Evelina Gržetic

(Nella foto: la nostra corrispondente dall'Istria Evelina in Xiao Yi Jin Jing)

sabato 29 novembre 2008

venerdì 28 novembre 2008

Baguazhang e concretezza

A dispetto delle apparenze, il Baguazhang è un'arte estremamente concreta. Cerco di spiegare cosa intendo.

La comprensione dell’arte è nascosta in mezzo alla sua circolarità, alle torsioni, ai cerchi e ai movimenti circolari. In realtà è una continua armoniosa mescolanza di curva e di linea dritta, di morbido e duro, di rilassato e teso, di Yin e di Yang. Cosa intendo per Yin e Yang?

La parte Yin, morbida e rilassata del Baguazhang, è contenuto nel lavoro, lungo e complesso, di acquisire la circolarità in ogni movimento del corpo, delle gambe e della braccia. Il cerchio è chiamato a ragione la Grande Forma Madre (Da Mu Xing), ed è davvero una fonte inesauribile di questo metodo. A distanza di anni scopro ancora moltissimo potenziale nel movimento circolare.

Acquisire lo Yin, la circolarità, è quanto di più complesso si possa immaginare, anche a livello psicologico. Essendo un movimento che non porta da nessuna parte, è estremamente frustrante, e induce il praticante a lasciare la pratica, o a inventarsi motivazioni "superiori", oserei dire mistiche, per giustificare lo sforzo.

Il Baguazhang spesso mette fuori strada chi lo vuole comprendere razionalmente: si possono imparare decine di sequenze di cambi, forme lineari e circolari, ma non c'è crescita nel corpo, nè personale se non c’è la visione d’insieme. Tutto si ferma nella pratica fisica. L'essenza del Baguazhang sfugge. Il rapporto è lo stesso del quadrato e del cerchio ad esso inscritto: pi greco, un numero irrazionale, che non finisce mai.

L'aspetto Yang del Baguazhang è invece racchiuso nel movimento diretto, lineare, che permette di scaricare l'energia del Fajing, da qualsiasi posizione, con qualsiasi parte del corpo e in qualsiasi momento. Un esempio classico è Zhuan Zhang, il palmo che buca.

Nelle Canzoni e nei Metodi, cioè la tradizione orale classica, se ne parla molto. Si apprende come conseguenza e complemento della parte circolare Yin. Una volta acquisita la circolarità, si comincia a cercare la linearità dentro il cerchio. Arrivando dallo Yin, che "nutre" il principio (ecco una importante analogia con la medicina tradizionale cinese), lo Yang si può esprimere e manifestare.

In altre parole: una linea dritta (un calcio, un pugno, un gomito, una spalla) da sola non ha forza se non quella dei pochi muscoli che la tirano, e non sfrutta la dinamica del corpo umano e della forza di gravità. Una linea dritta che nasce dalla curva invece è potente, perchè nasce dalla terra, dai piedi, e si manifesta attraverso il corpo, che amplifica e coordina la potenza del movimento.

Baguazhang è lo Yang che nasce dallo Yin, in attacco, e lo Yin che nasce dallo Yang, in difesa. In combattimento è tutto uno, non c'è differenza, è solo scorrere e trasformare.

Nell'attacco c'è un momento Yin morbido - ma solido - per la gestione della direzione, e poi esce la potenza dello Yang. Quando si parla di Hua Jing, l'energia che si trasforma, si parla proprio di questo. L'obiettivo è di avere nel corpo una qualità Yin estremamente morbida, flessibile e adattabile, e insieme una qualità Yang di estrema durezza, solidità e resistenza.

La capacità di passare da una all'altra con estrema rapidità è l'efficacia, è la potenza in combattimento. In termini elettrici, è la differenza di potenziale tra rilassato (zero) e teso (220 Volt). La pratica dà l'intensità, cioè la corrente (Ampere). La potenza è espressa in Watt = Volt x Ampere.

L'obiettivo principale è quello di scomparire davanti all'avversario che ti attacca, "scomparire come un'ombra" diceva Dong Haiquan. Per interi anni si allena con grande determinazione la circolarità, per rendere fulminei gli spostamenti, o meglio la coordinazione tra percezione, intenzione e spostamento fisico ed eliminare i tempi morti. Questa è la parte Yin del Baguazhang.

Si è calcolato ad esempio che O Sensei Morihei Ueshiba, fondatore dell'Aikido, fosse in grado di spostarsi fisicamente ad una velocità enorme, qualcosa come un sessantesimo di secondo, almeno a giudicare dai vecchi filmini in superotto che andavano appunto a questa velocità (così mi è stato spiegato), e in cui si vedeva O Sensei prima in un punto della materassina, e un fotogramma dopo ad una distanza di un metro.

Mi basta comunque guardare la mia gattina, 7 mesi, quando gioca: quando scatta è talmente veloce che non riesco a vedere i suoi movimenti. Non c'è soluzione di continuità tra la sua intenzione e il movimento fisico, lei arriva dappertutto e quasi sempre ottiene quello che vuole. Perchè la sua intenzione è una con il suo corpo.

Al contempo, dentro lo Yin c'è lo Yang della struttura del corpo, con braccia molto potenti, gambe veloci e tronco possente, che usano la struttura per sbaragliare l'avversario e gestire il suo attacco in modo circolare. E Yang è anche la determinazione, l’intenzione, lo YI che guida e unifica il movimento. Questo è uno Yang di livello spirituale.

Quindi Baguazhang è scomparire (Yin) e colpire, perforare, bucare (Yang). Baguazhang usa un solo palmo, che si declina però in otto palmi e poi in 64 calcolando le combinazioni di 8 x 8. Dopo aver sviluppato la circolarità, occorre sviluppare la parte Yang, quella che il 90% dei maestri di prima generazione del Baguazhang avevano imparato dallo Xingyiquan, dove la linea retta è costantemente enfatizzata. Uniche eccezioni eccellenti: Cheng Tinghua, maestro di Shuaijiao, e Yin Fu, maestro di Luohan, guarda caso i due discendenti più illustri di Dong.

Una volta usciti dalla traiettoria, si colpisce non una volta sola ma più volte, finchè non si mette fuori uso l'avversario. Ma un buon avversario non si fa prendere facilmente, ha forza e non accetta di perdere il controllo della direzione. Quindi evadere si alterna a colpire, colpire a evadere, il mutamento è continuo ed è adattamento, ascolto, trasformazione, assecondare, usare i suoi errori per colpirlo più forte.

La forza insita nel Baguazhang è la stessa qualità dell'acciaio ripiegato mille e mille volte per formare la lama di un Katana. E' così che, come nelle belle storie tramandate da secoli, dalla estrema morbidezza nasce la vera potenza.

mercoledì 26 novembre 2008

La Hakama di Sergio Fanton


Sergio mi ha battuto in velocità.

Volevo scrivere due righe sul blog sul nuovo livello raggiunto dal mio amico Sergio Fanton, che la settimana scorsa ha passato l'esame di Aikido e adesso si fregia del pantalone - gonnellone, e invece stasera mi ha lasciato un bel messaggio, che riporto di seguito:

Ancora oggi,dopo quache anno , quando riprendo "in mano " il BAGUAZANG mi viene spontaneo cominciare dalla camminata in cerchio, seguita da spostamenti e palmi a volontà....e come tutto mi ritorna utile nell'arte che pratico attualmente.Come si riducono di molto le differenze quando il principio è lo stesso....Grazie a questi principi,l'apprendere un qualcosa di diverso risulta più agevole..e vuoi mettere il benessere che ti dà! CIAO LUIGI DA SERGIO
Mi hanno detto che ha fatto un bell'esame, con una giusta mescolanza di morbido e di duro, con grande presenza e facendo volare gli uke che gli stavano attorno... E' davvero bello vedere questo.

L'Hakama è un indumento speciale, devo dire: ha un suo fascino unico. Dice Wikipedia:

La hakama () è un indumento tradizionale giapponese che somiglia ad una larga gonna-pantalone a pieghe. Originariamente soltanto gli uomini indossavano la hakama, ma oggigiorno viene portata anche dalle donne. Viene legata alla vita ed è lunga approssimativamente fino alle caviglie.
Bene, caro Sergio, adesso che hai l'hakama che ti copre le gambe potrai sbizzarrirti a spostarti in maniera invisibile, fino a scomparire come O Sensei o come il grande Dong Haiquan!

Un abbraccio fraterno

lunedì 24 novembre 2008

Coraggio - 108.mo post


















Sono arrivato alla magica cifra di 108 post su questo blog, che tra non più di un mese compirà un anno di vita.

Non è ancora tempo di bilanci, ma mi piace pensare che il materiale messo in linea possa servire alla vecchia volpe delle arti marziali come al giovane neofita che si affaccia alla pratica e cerca avidamente informazioni e dati per crescere e capire.


La passione, come l'entusiasmo, sono indispensabili per vivere la vita appieno.


"Coraggio
è andare avanti
di fallimento in fallimento
senza perdere l'entusiasmo"

(W. Churchill)

domenica 23 novembre 2008

Ming Jing - Forza Evidente

Il primo livello di pratica del Baguazhang, come nello Xingyiquan, è quello a cui ci si riferisce come Ming Jing, forza evidente. Si tratta di costruire una struttura nuova all'interno del corpo, ovvero di cambiare il corpo e la sua modalità di funzionamento, da non coordinato a coordinato.

In questa fase occorre fare un serio lavoro di rafforzamento del corpo, e l'uso del corpo manifesta chiaramente la forza muscolare e il grande sforzo fisico compiuto per tenere in posizione gambe, braccia e tronco in maniera coerente.

Una volta che il corpo avrà acquisito l'abitudine al movimento e una certo grado di forza fisica (che comunque va coltivata costantemente), vale a dire dopo qualche anno di pratica, avremo una struttura che sostiene naturalmente e in ogni momento il corpo in modo corretto ed allineato.

Cosa vuol dire "coordinato", "coerente", "corretto", "allineato"? E' difficile spiegare a parole quello che solo la trasmissione personale, "da cuore a cuore" da maestro a allievo può dare. In questo momento mi rivolgo alle persone che stanno studiando e lavorando con grande serietà e passione sul Baguazhang che insegno in Italia, in Istria e da altre parti del mondo.

Coordinato, coerente, corretto, allineato: tutto questo ha a che fare con la capacità di gestire il corpo in maniera unica, come una unica cosa, che si muove tutta insieme e che fa in modo che quando il mignolo del piede destro si muove, insieme il mignolo della mano sinistra si muova. Il corpo è tutt'uno, internamento unito, come un cavo da nave, fatto di molti fili attorcigliati insieme per tenere ancora di più.

Così occorre che i nostri muscoli siano coordinati, connessi, uniti. A questo si riferisce il concetto di Chan Si Jing, il principio del Bozzolo di Seta. L'energia che sviluppa questa coordinazione viene anche definita Shen Fa, perchè è visibile nel corpo. Solo a questa condizione potremo più avanti accedere all'uso del corpo per tutte le abilità e le energie del Nei Jia, a solo, in coppia, in sparring e in libero.

Nella fase Ming Jing le parti del corpo da sviluppare sono tre:
- le gambe e le caviglie
- le braccia e le spalle
- il torso e la schiena

Per le gambe occorre camminare in cerchio a lungo, abituando il corpo ad un grande equilibrio e radicando i piedi e le gambe nel movimento come se fossero fermi. Dapprima un cerchio grande, circa tre metri di diametro, può andare bene. In seguito il cerchio degli otto passi è quello necessario per sviluppare i giusti angoli in combattimento. Nel primo livello la velocità è volutamente lenta, studiata, fatta per acquisire radicamento con il passo sospeso. Le posture sono alte o medie, pian piano scendendo verso il basso man mano che i muscoli e i tendini lo consentono.

Per le braccia e le spalle occorre tenere le Otto Posture (Otto Palmi) per lungo tempo. All'inizio va benissimo anche solo la guardia di Baguazhang, detta Postura ad Otto o dei Tre Cerchi. Dalla postura fisica e dalla fatica muscolare deve nascere una nuova consapevolezza, che trasforma la postura in intenzione, in direzione, in energia pronta a scattare. La funzione degli Otto Palmi è comunque molto più sottile. Tornano infatti nel secondo livello, An Jing, e nel terzo, Hua Jing, per raffinare l'uso dell'energia prodotta.

Per il tronco e la schiena si tratta di unire gambe e braccia, cioè le due energie - strutture fisiche che stiamo creando, in un unico movimento. A questo scopo Dong Haiquan ha codificato i due soli movimenti che servono a questo scopo, mettendo dentro tutto ciò che serviva per sviluppare "la schiena del Drago": cambio singolo e cambio doppio, Dan Huan Zhang e Shuan Huan Zhang.

Ecco la "ricetta magistrale" per chi vuole cominciare col piede giusto la pratica del Baguazhang.
- 20 minuti di cerchio lento studiando il passo
- 20 minuti di cerchio tenendo la guardia
- 20 minuti di cerchio praticando Cambio singolo e Cambio doppio.
Ogni giorno.
Non abbiate la pretesa di diventare forti e abili subito.
Siate pazienti, sereni e costanti.
La pratica rispetta questi principi: restare rilassati, respirare e muoversi lentamente, cercare la continuità e la morbidezza, mantenere il tronco rilassato.
I risultati arrivano quando meno ce lo aspettiamo.
Mantenere un atteggiamento positivo, fiducioso e sereno è il segreto della pratica interna.

mercoledì 12 novembre 2008

Campionati Europei di Taijiquan & Neijia 2008

Quest'anno a luglio ho avuto il piacere di conoscere in Scozia Paul Silfverstrale, maestro svedese di Taijiquan stile Wu(dang). Dopo una rapida conoscenza e quattro chiacchiere approfondite, ho deciso che la persona era interessante. Quando mi ha detto che stava organizzando il sesto European Championship della TCFE unendolo insieme alle sue competizioni, gli Swedish Open Championship, a novembre, una vocina in fondo al cuore mi ha detto: perchè non andare a vedere?

Così mi sono proposto, e visto che c'era abbondanza anche di sistemi e stili quali Baguazhang, Xingyiquan, Iliqchuan ed altri, la mia presenza è risultata utile per l'arbitraggio e la valutazione delle competizioni di forme. Poi, già che c'ero, ho tenuto qualche seminario sulle basi di Baguazhang, e ho partecipato alla kermesse iniziale della cerimonia di apertura con i Lu Jiao Dao (mezze lune) del Baguazhang, con tanto di danza del Leone e tamburi battenti.

Sono state tre giornate piene, ricche di continui contatti, di scambi, di piacevole ritrovarsi con amici e colleghi. Ho rivisto con notevole piacere il maestro scozzese Dan Docherty, senza dubbio il più vivace, determinato e interessante personaggio del Taijiquan europeo, insieme al "grande" Nils Klug, esperto tedesco di Tuei Shou con William C.C. Chen, l'amico fraterno Ronnie Robinson, maestro di Qigong e organizzatore di Tai Chi Caledonia, la sempre pimpante maestra francese Luce Condamine, un combattivo Torben Riff dalla Danimarca, sceso in forza in Svezia per guadagnare medaglie, la svizzera Cornelia Gruber, illuminata questa volta da una energia speciale, il carismatico ed esperto Rob Voelke dall'Olanda che materializza i principi del Taijiquan in ogni cosa che fa.

L'elenco non finisce qua, eravamo in oltre 200 persone e per tre giorni ci siamo incrociati discutendo, lavorando, restando in silenzio, osservando, risolvendo problemi di contestazioni e di punteggi, di rianalisi di video, di scelte tecniche. La cosa simpatica è stata il ritrovarsi in Svezia di tre veneti, che altrimenti non si vedono molto spesso. Così ho ritrovato il "Doge" Franco Mescola e i suoi ragazzi, ormai abituè della Scozia, e il mitico Roberto Benetti accompagnato da Franca Rizzi, che ho avuto il piacere di conoscere un po' di più. Con Roberto è stato un rincorrersi in Europa per qualche tempo, dove ero io lui arrivava poco dopo, e tutti che mi chiedevano: ma tu lo conosci Benetti? E lui idem dall'altra parte: ma tu lo conosci Zanini? No, almeno fino a ieri. Adesso ci conosciamo, e posso aggiungere: con piacere.

Com'è stata l'avventura svedese? Bella, ricca, emozionante. Chi mi legge sa che sono un tradizionalista nelle arti marziali cinesi, e quindi non ho mai amato molto il Tuei Shou da competizione. Ma quest'anno vedere le due materassine e due aree per le forme piene di gente e di agonismo mi ha davvero entusiasmato. Ho visto ragazzi mettersi in gioco con i vari Tuei Shou a passi fermi, ristretti e liberi, scatenati sulla materassina ma anche attenti a rispettare l'etica sportiva, con il sorriso sulle labbra e con attenzione alle sorti dell'avversario. Non tutti erano così, ma i giovani sì, e questo mi fa ben sperare per le nuove generazioni.

C'erano le solite vecchie volpi delle competizioni cinesi a spacciare Qi Xing Tang Lang per uno stile interno (per fortuna era solo uno!) e ho dovuto fare acrobazie per misurare con lo stesso rigore forme interne che rispettavano i principi del Neijia insieme alle prodezze puramente acrobatiche del Wushu moderno. Le armi (spada, lancia, bastone) hanno dato modo di vedere davvero di tutto e di più, per non parlare di improbabili forme di gomito di Xingyiquan, e versioni molto, molto "personalizzate" dei poveri 12 animali dello Xingyiquan.

Il Baguazhang è stato di ottimo livello, con tutti i partecipanti molto impegnati e attenti, forme senza incertezze, precisione e abilità. Come dire: praticare Baguazhang è impegnativo, ma chi lo fa vi ci mette qualità e il risultato è visibile. Nel Taijiquan si è visto un po' di tutto, ma questo era anche prevedibile, visto che il Taijiquan è il più diffuso dei sistemi e quindi arriva a essere il sistema di massa per eccellenza, e quindi forse con meno qualità media. Comunque una bella e sana kermesse di praticanti e maestri.

Una menzione per i nuovi amici interessanti scoperti in questa occasione. Uno sicuramente è Piotr Ziemba, un ragazzone polacco che ha studiato tenacemente per anni in Cina e Stati Uniti per mettere insieme un curriculum interno ed esterno di tutto rispetto e non puramente wushu. Mi sono piaciuti di lui la concentrazione e l'asciuttezza delle sue performance. E poi il suo Xingyiquan (la stessa forma che pratico io, di Liang Shouyu) e il Pao Chuei del Taijiquan stile Chen le ho viste fare davvero come si deve, come un fulmine, con potenza ed elasticità.

Un altro è stato il maestro Klas Larsson, Taijiquan stile Yang famiglia Dung, con il quale abbiamo speso qualche ora discutendo dello stile Hao, dal quale deriva il Taijiquan di Sun Lutang. E' sempre affascinante scoprire le connessioni interstile parlando direttamente con gli interessati, e potendo incrociare le mani dal vivo. Inoltre, Klas è un affascinante signore di mezza età con esperienza e molto savoir-faire, e dalla sua performance durante la competizione ho potuto apprezzare la sua classe e la assoluta coerenza dei principi fondamentali del Taijiquan.

Menzione d'onore infine per Paul Silfverstrale: impeccabile in giacca e cravatta, per tre giorni (e in maniche di Tshirt per i tre mesi precedenti!) ha tenuto testa all'andamento di quell'enorme dragone che è una manifestazione con migliaia di eventi competitivi, tra selezioni, semifinali e finali, tra ricorsi, arbitraggi e tensioni alte (dove c'è tanta adrenalina e poca tolleranza allo stress). Un allievo di Paul mi è piaciuto per lo stile personale sulla materassina oltre che fuori: è arrivato secondo in finale, ma ha combattuto con determinazione ma senza perdere la cortesia e la sportività. Per me è un po' l'emblema di questo European Championship: abbiamo bisogno di giovani guerrieri anche nel Neijia, ma che siano guerrieri intelligenti.

sabato 1 novembre 2008

Dragon - Stefano Bellomi

Proprio oggi ripensavo, dopo il training di Baguazhang con Luca di Treviso, al mio passato di allievo di arti marziali cinesi. Sono passati trent'anni, ma certi ricordi sono davvero indelebili. Sono gli anni di apprendistato, quelli in cui era tutto eroico, quando partivo per andare a fare stage con il mio maestro Stefano Bellomi.

Si andava a vedere gli altri maestri, in Toscana a vedere le "vere scuole cinesi" che di cinese non avevano nulla, ad imparare a Milano Wushu (il primo, quello tosto), Baguazhang, nuove tecniche e nuovi metodi, a studiare arbitraggio a Napoli, a Ischia, a fare dimostrazioni a Venezia, a Milano al Palalido, nelle palestre gelide di mezza Italia a sudare come pazzi per giorni interi, a imparare forme, a incrociare i guantoni, ad affilare le armi.

A Venezia, anzi a Mestre, una sera durante una dimostrazione al Palazzetto dello Sport "Taliercio" conobbimo Linda Lee Caldwell, la vedova di Bruce. Una donna affascinante, accompagnata da Bill Wallace, la gamba sinistra più veloce del mondo. Scattai una foto a Linda con Stefano a fianco, e a noi sembrava di toccare il cielo con un dito.

Era la persona più vicina a Dragon, a Bruce Lee, al nostro "maestro spirituale". Questo pomeriggio in televisione ho rivisto per caso "Dragon", la ricostruzione della vita di Bruce. L'avevo visto già quando era uscito anni fa, e non mi aveva troppo colpito. Conoscevo troppo bene la storia di Bruce per farmi incantare da questo remake. Ma oggi ci sono stati momenti in cui mi sono commosso, in cui avevo davvero il groppo alla gola. La vita di Bruce, per quanto romanzata in quel film, descrive delle cose che in qualche modo tutti noi abbiamo condiviso: valori, sogni, emozioni, sofferenze, riscatti.

E quando penso a Dragon, a Bruce, non posso mancare di ripensare a Sifu Stefano Bellomi, anzi, a Stefano. So che è assurdo chiamarlo "il mio Maestro", ma è a lui che devo davvero quello che sono oggi, la grinta, la voglia di superare i miei limiti, la passione, il desiderio di andare avanti e scoprire. Sono orgoglioso ancora oggi di essere stato il suo braccio destro per tanti anni, e Stefano era una forza della natura, un istinto naturale per il combattimento e per capire al volo cose che io non capivo neanche dopo mesi.

E come Bruce aveva una cosa ben chiara: che aveva ancora poco tempo per lasciare la sua traccia nel mondo. Giusto 28 anni.

Stefano ha lasciato una impronta indelebile in tutti noi suoi allievi e amici, e i suoi genitori hanno ancora un grande numero di persone che li contatta da tutto il mondo per sapere come stanno. Alcuni piccoli Stefano sono venuti alla luce e portano il suo nome in memoria della sua grande generosità umana. Io ho cercato di fare un'altra cosa: di portare avanti il Kungfu secondo la mia strada, ma sempre con Stefano in mente. Gli ho dedicato il mio secondo libro, per quanto questo non gli renda giustizia.

Con Stefano abbiamo trascorso più di dieci anni insieme, il Drago e la Tigre, fianco a fianco a costruire un mondo di arti marziali, di sogni, di allenamenti, di avventure, che credo resterà unico in tutta la mia vita. Non ho mai conosciuto momenti così intensi e di crescita, e forse oggi, in retrospettiva, mi rendo conto del valore assoluto, senza più i rimorsi e le tristezze della nostra separazione, di quella straordinaria esperienza. Oggi che insegno, mi rendo conto che vorrei lasciare un segno importante quanto il suo.

Rivedere Dragon mi ha toccato. Ho nostalgia, sofferenza e gioia allo stesso tempo ripensando a Stefano e agli anni trascorsi praticando Kungfu insieme. Abbiamo sognato le stesse cose, abbiamo sudato, sofferto, sbagliato, fatto dimostrazioni straordinarie, conquistato il mondo, condiviso gioie e dolori, siamo cresciuti insieme, a volte bene, a volte male. Poi Stefano è partito per gli USA, dove si stava preparando per lanciarsi nel mondo di Eric Lee, di Brendan Lai, dei grandi delle arti marziali e della celluloide. Finchè un male oscuro ci ha separati.

Oggi sento che mi manca Bruce, mi manca la capacità di sognare ancora, di vedere con i suoi occhi il mondo. Mi manca Stefano, l'amico, il maestro, la sua forza vitale. Questo mi spinge ancora di più a preservare il suo ricordo con affetto ed attenzione. Vorrei avere ancora tempo, ma non c'è più. Ma lui c'è, Stefano Bellomi viene sempre con me, dovunque io vada.

(Nella foto: Sifu Stefano Bellomi, 7 novembre 1964 - 22 luglio 1993)