giovedì 25 dicembre 2008

Buon Natale!















Un abbraccio caldo e circolare, pieno di cose belle e momenti felici, per questo fine di 2008 e per un 2009 che ci insegni l'arte della centratura e della serenità.

Buon Natale a tutti gli amici che porto con me nel cuore:

- i Maestri, coloro che mi permettono di crescere

- gli Allievi, coloro che mi insegnano a crescere

- gli Amici, coloro con i quali è bello crescere

- i Conoscenti tutti, che hanno portato qualcosa di nuovo nella mia vita

Buon Natale!



lunedì 22 dicembre 2008

Un pensiero per Natale

"Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non rischia e non cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce. 

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti. 

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati. 

Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. 

Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante. 

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce. 

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare. 

Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità." 

PABLO NERUDA

domenica 21 dicembre 2008

Neigong: pensieri















Neigong vuol dire solidità. Senza un corpo solido e una mente solida, non si può essere né flessibili né efficaci. 

Il combattimento è fatto di Yin e di Yang che mutano costantemente, ancora più veloci dell'intenzione.

Non possiamo pensare in combattimento, dobbiamo scorrere con gli avvenimenti.

Neigong vuol dire anche Qigong, lavoro del respiro. Il respiro passa per i cinque archi e le nove perle, riempie il corpo e lo nutre. Questo è buon Gongfu.

Neigon vuol dire scendere, radicarsi, attaccarsi a terra, e allo stesso tempo volare.

Questi sono alcuni pensieri dalla mia pratica di stamattina.

sabato 20 dicembre 2008

Si avvicina Natale

Quando si arriva a questa parte dell'anno, tutto diventa più dolce. Non so se capita a voi di percepirlo, ma la sensazione è che dicembre sia il mese che dovrebbe introdurre al silenzio, alla riflessione e alla pace dell'inverno. Per questo mi piace tanto la neve in questa stagione.

L'inverno è la stagione del rene, è il momento del freddo e dell'immobilità, del recupero delle energie che poi fioriranno in primavera. Senza il rallentamento dell'inverno, la terra non recupera le sue forze. Se non ci fermiamo ora, dopo tutto sarà più difficile. Più freddo è l'inverno, più forte ne esce la terra e il suo frutto.

Venerdì sera ho avuto a cena un maestro di Taijiquan e la sua compagna. Poi sono arrivati un altro caro amico delle arti marziali e la sua compagna. Siamo stati benissimo, tutti insieme a cena, abbiamo parlato fino a mezzanotte. Chiamo in Scozia alcuni amici di Taijiquan, e mi invitano ad andare a trovarli in aprile prossimo. Mi chiamano amici del Baguazhang di ritorno da lunghi viaggi, e forse passano a trovarmi per Natale. 

Mai come in questo momento ho chiaro il senso della "famiglia" del Neijia. Sarà questo momento dell'anno, che stimola la riflessione e la comunità, ma percepisco un senso di partecipazione, di condivisione del cammino di tutti coloro che praticano. Siamo tutti in pellegrinaggio verso il nostro destino, e ci facciamo compagnia lungo il cammino, come verso Santiago, senza aspettative.

La Natura ci chiama a riposare, a fermarci, a raccogliere lo spirito per la prossima primavera. Facciamo in modo che questa attesa diventi comunione con i cari, con gli amici, con i compagni di cammino, senza altro scopo che il condividere il tempo, la conoscenza e la passione insieme. Non c'è nulla di più bello che dedicare tempo e attenzione agli altri, senza attese e pieni di serenità.

Che il nostro contributo alla Pace nel Mondo di questo Natale, di questa Nascita di Luce, sia la nostra disponibilità.

Un abbraccio e Buon Natale.

Luigi Zanini

(Nella foto, una delle molteplici manifestazioni naturali di Siddharta Gauthama, detto "Il Risvegliato", vecchio amico e compagno di viaggio)

venerdì 19 dicembre 2008

Sviluppare il radicamento

Se c'è una pratica essenziale nelle arti marziali interne, questo è il radicamento, sviluppare profonde e solide radici. Per sviluppare potenza, stabilità, velocità e flessibilità, il radicamento è necessario.

Il radicamento è parte integrante del Neigong, delle pratiche interne che stanno alla base degli stili interni. Senza Neigong il Neijia non esiste, si riduce ad una danza senza struttura.

La pratica del radicamento significa più cose contemporaneamente:

- scendere con il peso del corpo sulle gambe

- piegare le gambe progressivamente fino a essere molto bassi ma camminare in maniera sciolta

- fare aderire la pianta dei piedi al terreno come ventose

- mantenere la schiena comunque dritta e con l'osso sacro piegato in avanti, la testa che tira verso l'alto

- usare una respirazione normale, lenta, seguendo il Piccolo Circuito Celeste

I segnali di un buon lavoro sono i seguenti:
- i polpacci iniziano a fare male, ad essere duri come il marmo
- la terra sembra spingere il corpo verso l'alto
- il corpo diventa più elastico, specie la schiena nella zona lombare
- la schiena diventa più stabile e forte

Nota bene: questa pratica rientra nell'ambito del "masticare amaro" necessario per diventare bravi nelle arti marziali. E' molto più facile non farlo che farlo, perchè il dolore fisico, i limiti dell'età e del corpo diventano evidenti. Ma soprattutto la voglia di soffrire alla fine ci può far desistere. Si può fare anche a meno, senza dubbio. Ma i risultati della pratica marziale saranno inevitabilmente diversi.

Radicarsi è considerato uno dei segreti del Neijia, una delle pratiche di Neigong. Quando un maestro voleva far praticare un allievo, gli diceva in confidenza: questo è il segreto di un buon Gongfu! e l'allievo praticava perchè si sentiva degno di questo grande segreto, e superava le difficoltà. Mi auguro che lo facciate anche voi, senza bisogno di dirvi che è un segreto!

Ci avviciniamo a Natale, quindi cerchiamo di usare bene il tempo libero per praticare. L'anno scorso, in questo periodo, camminavo i Nove Palazzi in mezzo alla neve e con una grande gioia nel cuore per la "nuova" pratica e il blog che stava nascendo. Ricordo quella gioia oggi, che guardo il cielo blu dopo due settimane di pioggia e vedo le montagne ancora bianche e stupende.

Coltivare buoni pensieri, comprare libri sani e leggere cose che sostengono il cuore, questa è buona pratica interiore quando non ci alleniamo al parco. Questo è un altro "segreto" per vivere serenamente, in modo da avere davvero un buon passaggio verso la luce che nasce (lo Yang nello Yin) della nuova primavera.

martedì 16 dicembre 2008

Ma Gui Bagua - Un poema

Ma Gui sembra aver lasciato una poesia, ovvero un breve poema, sulla sua pratica del Baguazhang.
L'ho tradotto dall'inglese da un testo di Craig Ovenden, che lo ha reso nella sua traduzione con ritmo e metrica, per restare il più possibile fedele alla tradizione orale cinese.
Come tutte le tradizioni orali, cioè passate di persona in persona dal vivo per ricordare dei principi, il significato va meditato lungamente. 
Vale la pena di sforzarsi un poco e di farsi qualche domanda, per capire il senso profondo del poema, che racchiude una vita di pratica. C'è sempre qualcosa da imparare.
Quando si parla di fornace, ad esempio, si parla di alchimia interna e di come qui Qigong e Neigong vanno insieme per creare la potenza interna del Baguazhang. 
La potenza del serpente è una metafora per la sensazione di un corpo che è ben strutturato e si muove agilmente e con piena potenza.
Il cerchio come Madre è un concetto antico nel Baguazhang, come conferma il nome del cerchio, Da Mu Xing, la Grande Forma Madre. 
Buona scoperta.

Ma Gui Bagua

Ogni giorno, la saggezza sorge,
Come il sole nel cielo
Riempie la terra di luce dorata
E irraggia la tua mente.

Con la pratica
Purifica il tuo corpo,
Purifica la tua mente confusa.
Cammina il cerchio col maestro,
Spegni la tua mente chiacchierona.

I cerchi vengono da dentro dal profondo,
I cerchi si manifestano fuori,
Venendo da una fonte esterna
I cerchi vivono dentro. 

Passano gli anni, passano i mesi,
Cammina il cerchio dentro e fuori
E riconosci tua madre nel cerchio.
Chiedi al cerchio come fare.

Tempo di verifiche nella fornace
Ogni giorno, ogni ora,
Ogni mattino ad ogni alba
Senti la potenza del serpente.

Tempo di verifiche, intenzioni crudeli
Tempo di vivere e morire è adesso.
Respingi colpi e apparizioni,
Chiedi al cerchio come fare.

(C) Craig Ovenden, traduzione dall'inglese di Luigi Zanini

(Nella foto: Wang Peisheng, grande maestro di Neijia dalla incredibile storia, che è stato anche l'ultimo allievo di Ma Gui)

Ma Gui Bagua

Ho scoperto pochi giorni fa il sito sul Baguazhang di Ma Gui di Andrea Falk, insegnante canadese di Neijia e traduttrice di numerosi, ottimi libri sullo Xingyi e Bagua. Il sito, che ho subito inserito nelle letture consigliate, è una miniera di conoscenza sulla pratica marziale di Ma Gui, uno dei personaggi più interessanti della discendenza del Baguazhang.

Ma Gui è stato il solo allievo di Dong Haiquan, il fondatore del Baguazhang, che non avesse preparazione marziale quando iniziò a studiare con lui, all'età di dieci anni. Pur avendo iniziato il suo studio co Yin Fu, presto Dong lo prese a ben volere e lo formò secondo i principi del Baguazhang.

A differenza di Yin Fu e di Cheng Tinghua, che avevano già una esperienza importante a livello marziale, Ma Gui prese da Dong Haiquan il meglio della sua pura esperienza, senza alcuna influenza marziale esterna. Inoltre, non cercò mai altre forme di combattimento, ritenendo il Baguazhang di già completo per lui.

Ma Gui aveva una struttura fisica eccellente, una forza "erculea" (si allenava con 70 kg per mano) ed è stato considerato uno dei grandi del Neijia cinese anche da Wu Tunan, famoso decano del Taijiquan, che lo cita con onore nel 1937 in un suo libro. Amava moltissimo combattere, non perdeva occasione per guadagnarsi una fama come combattente nonostante la sua scarsa statura. Ma Gui morì nel 1940. 

Ma Gui è passato nella storia del Bagua come uno dei più violenti capiscuola del Baguazhang, a causa della sua passione per il vino e per la sua forza spesso fuori controllo, che avrebbe causato la morte, direttamente o indirettamente, di alcuni suoi allievi. Inoltre mantenne l'insegnamento e lo standard ad un livello molto alto, fedele agli insegnamenti dei maestri, rendendo difficile il passaggio del metodo alle nuove generazioni. 

Il metodo di Ma Gui è affascinante per la sua semplicità e la sua essenzialità. Praticare gli elementi del suo sistema permette di comprendere con grande chiarezza il senso del movimento morbido del Baguazhang "classico", cioè quello attualmente più diffuso. Dentro lo Yin è racchiuso uno Yang come un pugno di ferro - e che pugno! - in un guanto di velluto.

Mi vengono alla mente le considerazioni che Wang Xiangzhai faceva a suo tempo, quando parlava dei vecchi maestri combattenti come Cheng Tinghua che "sembrava un dragone imperiale quando si muoveva", e analizzava senza pietà e senza nascondere la sua delusione, dello scarso livello di abilità pratica dei praticanti suoi contemporanei.

Occorre una profonda integrazione di corpo, mente e spirito per ridiventare draghi che volano. Il processo, per contro, richiede umiltà, perseveranza e uno sguardo rivolto lontano. I risultati ripagano ampiamente del lavoro fatto, ma questo lo si scopre solo dopo, non prima.

Il lineaggio di Yin Fu mi continua a stupire per il suo pragmatismo e la sua efficacia. Loriano Belluomini mi ha fatto riconsiderare questa branca importante del Baguazhang, e visto che Ma Gui aveva cominciato il Bagua con Yin Fu, trovo che dovremmo davvero tornare a praticare un po' più di Neigong di questa scuola per dare un senso ad una pratica altrimenti troppo morbida e poco efficace, sia nel combattimento, sia per la salute e la qualità del corpo.

Non a caso, credo, molte scuole - anche famose e cosiddette "complete" - di Baguazhang hanno sentito il bisogno di integrare la sequenza di palmi lineari di Liu Dequan nel loro curriculum, e questo sicuramente è avvenuto per dare un senso marziale pratico e veloce ai praticanti di cerchio. 

Il rischio è di aggiungere inutilmente forme alle forme (che spesso è anche un sistema di ricapitolare e di meglio strutturare le conoscenze di un maestro nel corso della sua vita ...) e di perdere di vista il contenuto, che è il Neigong, che rimane l'elemento chiave di ogni pratica interna, perchè non è una sequenza fisica di movimenti, ma una "forma mentis", una modalità della mente che lavora sul corpo per la sua trasformazione. 


domenica 14 dicembre 2008

Bagua Neigong

Da un'intervista a Ma Chuanxu - a cura di Jarek Szimansky ("China from Inside")

JS: Questo significa che tutti i movimenti del Bagua sono designati in modo che uno deve avere Neigong prima per essere capace di usarli?

MA: Esatto. Senza Neigong tutte le tecniche del Bagua non sono buone a nulla e non c'è alcun risultato nel praticarle. Per questa ragione non voglio insegnare alcuna tecnica agli studenti che non hanno abilità interne - è uno spreco di tempo per loro e per me.

JS: Immagino quindi che solo poche persone possano studiare in questa maniera tradizionale.

MA: Si, i praticanti spesso hanno la sensazione che l'esercizio del camminare sia molto noioso e dopo qualche tempo rinunciano. Comunque, quando il Neigong si sviluppa, una volta che il Piccolo Circuito Celeste si apre, la pratica diventa molto interessante.

sabato 13 dicembre 2008

Nuove braccia del Baguazhang

Secondo il Tao, ci sono solo due modi per essere immortali: 
- o metti al mondo un figlio, il quale ti ricorda come padre
- o fai in modo da non poter essere dimenticato, lasciando un ricordo negli altri.

Immortalità non è: non morire, ma: non poter essere dimenticati. La parola che meglio di tutto esprime questo concetto è: Amore, cioè, letteralmente, "a-mors", "ciò che non muore". L'Amore, infatti, è immortale.

Insegnare è un modo di non essere dimenticati, perchè lasciamo una eredità, passiamo una conoscenza, e questo ci rende degni di essere ricordati. Ricordate quel tale maestro o professore, quell'amico che in un certo momento della nostra vita ci ha aiutati, ci ha detto quella frase che ci ha permesso di stare meglio e di superare i problemi?

Ecco, insegnare ci aiuta a passare un testimone, ci permette di guadagnare qualche punto nel nostro Conto Corrente Karmico, dove vengono segnati tutti i più e i meno del nostro bilancio di vita. Ogni cosa fatta per gli altri vale molti punti in più, rispetto a quando facciamo qualcosa per noi stessi.

***

Luca Semenzin di Treviso ha iniziato il suo percorso nel Baguazhang un paio di mesi fa circa. Ovviamente è troppo presto per fare previsioni sulla sua crescita negli stili interni, ma ha dimostrato finora determinazione nel perseguire il suo scopo, e questo già vale molto. Poi ricava uno stato d'animo positivo dalla pratica, e questo è il fattore chiave numero due. Infine ha preso la pratica come una sfida personale a capire i principi che governano il Neijia.

La postura di guardia del Baguazhang è importante, perchè contiene quasi tutti i principi importanti del Neijia. Dopo cinque incontri, Luca comincia a percepire la "densità" del corpo quando si pratica Baguazhang, anche solo tenendo la guardia.

Mi piace la sua postura, che comincia a essere "piena", perchè comincia ad essere consapevole di quello che c'è dentro, in ogni attimo, anche solo stando fermi. Se la mente resta pura e non si corrompe, avremo un altro paio di belle braccia da poter far lavorare nel Baguazhang. 

(Nella foto: Luca Semenzin in guardia di Baguazhang)

venerdì 12 dicembre 2008

4 pilastri del Baguazhang

Scrive Sun Lutang nel suo storico "Ba Gua Zhang Xue" che quattro sono i Pilastri del Baguazhang:

1 - Wu Ji, stare preparato in attesa (palo)

2 - Tai Ji, camminare in cerchio tenendo le braccia in posture statiche (palmi)

3 - Liang Yi, il Cambio Singolo (due intenzioni)

4 - Si Xiang, il Cambio Doppio (quattro direzioni)

Ce n'è abbastanza per i prossimi anni.

Buona pratica!

giovedì 11 dicembre 2008

Un anno di blog


E' già passato un anno da quando, l'11 dicembre del 2007, decisi che avrei cominciato a condividere con i lettori le mie riflessioni, i miei ricordi di trent'anni di pratica, ma soprattutto i testi classici e gli insegnamenti migliori, che devono essere tramandati per restare vivi nella pratica.

Ringrazio tutti coloro che hanno partecipato a questo progetto, da chi ha mandato testi da pubblicare a chi ha lasciato messaggi, a chi ha scritto privatamente per esprimere i suoi sentimenti e a chi ha preso al volo l'occasione e ha cominciato a "capitalizzare" la teoria nella pratica.

Sono convinto che scrivere, come parlare, fa parte del Tongue Fu, non del Gong Fu, quindi resta lettera morta. Nulla sostituisce una sana, costante, dedicata pratica fisica marziale. Ma occorre anche nutrire il cervello con buone letture, che aiutino a distinguere la strada buona.

Ricordo quando attendevo con impazienza le uscite delle varie riviste dell'epoca, "Samurai", "Banzai", e poi dagli USA il mitico "Inside Kungfu" e via via i libri, i video che cominciavano ad essere reperibili - anche se spesso con sacrifici molto alti.

Ricordo come fosse ora l'attesa, il desiderio, l'arrivare dal giornalaio, scoprire che era arrivato il nuovo numero, e poi fare la strada del ritorno con la testa tuffata nelle pagine, bevendo il contenuto degli articoli, cercando di capire dalle fotografie il senso del movimento, immaginando tutto quello che non si poteva leggere.

Oggi abbiamo la situazione opposta: il Web ci regala montagne di materiale, il difficile è sapere qual è quello buono. Spesso i siti e i blog diventano vetrine di merce in vendita, autopromozione, autocelebrazione, in una parola: marketing. 

Appena aperto il mio piccolo blog, appena guardatomi un po' intorno, avevo avuto l'istinto fortissimo di chiuderlo: non mi interessava "vendere" qualcosa o qualcuno, ma condividere, stimolare, proporre, mantenere vivo l'interesse e vedere se qualcuno reagiva.

Dall'anno scorso ad oggi sono numerosi i seminari in Italia e all'estero, i contatti che si sono aperti, lo spirito che è cambiato, in me e spero negli altri. Non ho messo un contatore di visite sul blog perchè non voglio far dipendere la qualità dei miei miei post dal numero delle persone che passano di qua.

Un grande grazie lo devo sempre dare, a tutti gli amici, ai maestri, ai colleghi, agli allievi, ai compagni di cammino che con me dividono il viaggio della vita. E' un piacere e un onore avervi vicini.


sabato 6 dicembre 2008

Cheng Man-Ching

Ho appena finito di leggere "There are no secrets" di Wolfe Lowenthal, un libro dedicato ai dieci anni di studi di Taijiquan a New York con il maestro Cheng Man-Ching, allievo di Yang Cheng-Fu. Comprai questo libro e lo lessi nel 1993, comprandolo ai miei primi insegnamenti di Baguazhang in Francia, ai Rencontres Jasnières. 

L'ho riletto in questi giorni, 15 anni dopo, e scopro che è un libro eccellente, pieno di quelle cose belle che ogni allievo desidererebbe aver sperimentato con il proprio maestro. "There are no secrets" parla in ogni pagina di Taijiquan in tutti i suoi aspetti, dalla forma al tuei shou, e di quel personaggio unico che fu il Professore (come gli allievi chiamavano il maestro Cheng), maestro delle 5 arti (calligrafia, pittura, medicina, poesia, ma soprattutto Taijiquan).

Ogni pagina è una scoperta, contiene almeno una frase che varrebbe la pena di mettere in cornice in casa o in palestra, perchè illumina gli aspetti del Taijiquan e della vita quotidiana più tipicamente insiti nella cultura cinese e che difficilmente noi occidentali riusciamo a vedere nella giusta prospettiva.

Il libro è una raccolta di informazioni che riescono utili a praticanti di ogni livello, e sicuramente anche la maniera educata, elegante e appassionata di Wolfe Lowenthal riesce a far entrare nel mondo del maestro Cheng il lettore. L'aspetto tecnico è comunque amalgamato con maestria con un tocco dolcemente romanzato del ricordo.

Avevo appena finito di leggere anche le "Advanced Tai Chi Form Intructions", sempre del maestro Cheng, e devo dire che davvero oggi - a differenza di qualche anno fa - riesco a vedere da vicino i fili che legano la pratica interna di Taiji, Bagua e Xingyi. Davvero, non c'è differenza quando si sono compresi i principi.

L'universo degli allievi del maestro Cheng, dei quali ho avuto la fortuna di incontrare e conoscere il maestro William C.C. Chen, Nils Klug ed altri ancora, è un mondo all'interno del mondo del Taijiquan, fatto di aneddoti, ricordi, mitologie, nostalgia e racconti ai limiti del'incredibile. Ma è così che si alimenta il ricordo e la voglia di crescere.

Ne consiglio la lettura a tutti i praticanti di Neijia. Senza nessuna eccezione!

(Nella foto, Cheng Man-Ching mentre esegue la forma di Taijiquan. Trovo eccellente la sua presenza, che "riempiva la palestra")

domenica 30 novembre 2008

Il caldo abbraccio dell'Istria

Il mese di novembre volge a conclusione, e quando siamo quasi nel cuore dello Yin stagionale inizia un dicembre diverso dagli altri anni, con qualche preoccupazione in più, e forse proprio per questo sarà un mese e un Natale più intenso negli affetti e nel dare valore alle giuste cose.
Evelina scrive dal cuore dell'Istria, e la sua padronanza della lingua italiana è affascinante, da vera linguista filologa. Con i ragazzi di Pula c'è un legame particolare, che mi sta molto a cuore. Pubblico l'articolo di Evelina perchè è bene che non sia sempre io a scrivere su questo blog.
E' un articolo che scalda il cuore, quindi va bene per Natale! Un abbraccio.

Ho conosciuto Luigi 5 anni fa durante un seminario a Pola, uno dei miei primi incontri con il Chi Kung.

E che seminario è stato quello! Un SEMINARIO nel vero senso della parola: dai semi sparsi sono sbocciati e pian-piano sono cresciuti un albero (il palo), tigri, draghi, conchiglie, orsi, uccelli, il bambù che muove il vento... un mago che trasforma i muscoli, i tendini, ma pure il corpo e la mente, che si chiama XIAO YI JIN JING. Ma e' nata anche la devozione per un Maestro (e lo dico a nome di tutti noi Istriani) grazie alla sua maestria e per l'amicizia, per com'è.

Insomma, domenica pomeriggio ho trascorso coi partecipanti del Baguazhang, dando ogni tanto un piccolo contributo alle traduzioni di Big Darko, per chi non capiva bene l'italiano e godendomi di guardare gli sforzi nell'acquisire i movimenti giusti, il passo strisciante, l'allineamento del corpo... Ma, sopratutto mi godevo le spiegazioni che Luigi dava e che assieme con le sue dimostrazioni risultavano con la forma che stava per nascere: sembrava un scultore che da un pezzo d'argilla amorfo crea una scultura, anzi, una ciotola ornata.

Mi spiego: sono una dilettante (pure ignorante) totale nel campo delle arti marziali, ma ascoltando e osservando quel che succedeva nella palestra mi è venuto in testa un sacco di cose. I principi del Bagua li puoi facilmente paragonare con i principi validi nella vita quotidiana. Poi, alcuni movimenti: raccogli l'energia, trasformala dentro di te e agisci. L'allineamento del corpo a volte assomiglia ad un vettore nello spazio, affusolato intorno a se stesso, che dai piedi ben radicati parte per bucare (mi piace la matematica).

Ma quello che mi fa l'impressione più forte è la femminilità della forma. Eh sì, perché è circolare, com’è il modo di pensare femminile, è un'insieme che contiene altri sottoinsiemi e gradualmente porta alla conclusione; non è lineare e diretto com'e' il modo di pensare maschile. Tutto questo l’ho visto anche quando si lavorava in coppia. Due delle tre ragazze che hanno partecipato, la piccola-grande Suzi e la giovane Maja sembravano ballare nel loro camminare circolarmente in coppia. E invece quasi tutti i ragazzi dovevano impegnarsi per non "andare" in lineare, invece di creare il giro (questo, alla fine, poteva essere anche perché impiegavano conoscenze tratte dagli altri tipi delle arti marziali), ma io lo trovo proprio come il principio "M".

Insomma, un pomeriggio da ricordare, anzi - il weekend intero, dal primo all'ultimo minuto, grazie a Luigi, ma anche a tutti gli altri.

Evelina Gržetic

(Nella foto: la nostra corrispondente dall'Istria Evelina in Xiao Yi Jin Jing)

sabato 29 novembre 2008

venerdì 28 novembre 2008

Baguazhang e concretezza

A dispetto delle apparenze, il Baguazhang è un'arte estremamente concreta. Cerco di spiegare cosa intendo.

La comprensione dell’arte è nascosta in mezzo alla sua circolarità, alle torsioni, ai cerchi e ai movimenti circolari. In realtà è una continua armoniosa mescolanza di curva e di linea dritta, di morbido e duro, di rilassato e teso, di Yin e di Yang. Cosa intendo per Yin e Yang?

La parte Yin, morbida e rilassata del Baguazhang, è contenuto nel lavoro, lungo e complesso, di acquisire la circolarità in ogni movimento del corpo, delle gambe e della braccia. Il cerchio è chiamato a ragione la Grande Forma Madre (Da Mu Xing), ed è davvero una fonte inesauribile di questo metodo. A distanza di anni scopro ancora moltissimo potenziale nel movimento circolare.

Acquisire lo Yin, la circolarità, è quanto di più complesso si possa immaginare, anche a livello psicologico. Essendo un movimento che non porta da nessuna parte, è estremamente frustrante, e induce il praticante a lasciare la pratica, o a inventarsi motivazioni "superiori", oserei dire mistiche, per giustificare lo sforzo.

Il Baguazhang spesso mette fuori strada chi lo vuole comprendere razionalmente: si possono imparare decine di sequenze di cambi, forme lineari e circolari, ma non c'è crescita nel corpo, nè personale se non c’è la visione d’insieme. Tutto si ferma nella pratica fisica. L'essenza del Baguazhang sfugge. Il rapporto è lo stesso del quadrato e del cerchio ad esso inscritto: pi greco, un numero irrazionale, che non finisce mai.

L'aspetto Yang del Baguazhang è invece racchiuso nel movimento diretto, lineare, che permette di scaricare l'energia del Fajing, da qualsiasi posizione, con qualsiasi parte del corpo e in qualsiasi momento. Un esempio classico è Zhuan Zhang, il palmo che buca.

Nelle Canzoni e nei Metodi, cioè la tradizione orale classica, se ne parla molto. Si apprende come conseguenza e complemento della parte circolare Yin. Una volta acquisita la circolarità, si comincia a cercare la linearità dentro il cerchio. Arrivando dallo Yin, che "nutre" il principio (ecco una importante analogia con la medicina tradizionale cinese), lo Yang si può esprimere e manifestare.

In altre parole: una linea dritta (un calcio, un pugno, un gomito, una spalla) da sola non ha forza se non quella dei pochi muscoli che la tirano, e non sfrutta la dinamica del corpo umano e della forza di gravità. Una linea dritta che nasce dalla curva invece è potente, perchè nasce dalla terra, dai piedi, e si manifesta attraverso il corpo, che amplifica e coordina la potenza del movimento.

Baguazhang è lo Yang che nasce dallo Yin, in attacco, e lo Yin che nasce dallo Yang, in difesa. In combattimento è tutto uno, non c'è differenza, è solo scorrere e trasformare.

Nell'attacco c'è un momento Yin morbido - ma solido - per la gestione della direzione, e poi esce la potenza dello Yang. Quando si parla di Hua Jing, l'energia che si trasforma, si parla proprio di questo. L'obiettivo è di avere nel corpo una qualità Yin estremamente morbida, flessibile e adattabile, e insieme una qualità Yang di estrema durezza, solidità e resistenza.

La capacità di passare da una all'altra con estrema rapidità è l'efficacia, è la potenza in combattimento. In termini elettrici, è la differenza di potenziale tra rilassato (zero) e teso (220 Volt). La pratica dà l'intensità, cioè la corrente (Ampere). La potenza è espressa in Watt = Volt x Ampere.

L'obiettivo principale è quello di scomparire davanti all'avversario che ti attacca, "scomparire come un'ombra" diceva Dong Haiquan. Per interi anni si allena con grande determinazione la circolarità, per rendere fulminei gli spostamenti, o meglio la coordinazione tra percezione, intenzione e spostamento fisico ed eliminare i tempi morti. Questa è la parte Yin del Baguazhang.

Si è calcolato ad esempio che O Sensei Morihei Ueshiba, fondatore dell'Aikido, fosse in grado di spostarsi fisicamente ad una velocità enorme, qualcosa come un sessantesimo di secondo, almeno a giudicare dai vecchi filmini in superotto che andavano appunto a questa velocità (così mi è stato spiegato), e in cui si vedeva O Sensei prima in un punto della materassina, e un fotogramma dopo ad una distanza di un metro.

Mi basta comunque guardare la mia gattina, 7 mesi, quando gioca: quando scatta è talmente veloce che non riesco a vedere i suoi movimenti. Non c'è soluzione di continuità tra la sua intenzione e il movimento fisico, lei arriva dappertutto e quasi sempre ottiene quello che vuole. Perchè la sua intenzione è una con il suo corpo.

Al contempo, dentro lo Yin c'è lo Yang della struttura del corpo, con braccia molto potenti, gambe veloci e tronco possente, che usano la struttura per sbaragliare l'avversario e gestire il suo attacco in modo circolare. E Yang è anche la determinazione, l’intenzione, lo YI che guida e unifica il movimento. Questo è uno Yang di livello spirituale.

Quindi Baguazhang è scomparire (Yin) e colpire, perforare, bucare (Yang). Baguazhang usa un solo palmo, che si declina però in otto palmi e poi in 64 calcolando le combinazioni di 8 x 8. Dopo aver sviluppato la circolarità, occorre sviluppare la parte Yang, quella che il 90% dei maestri di prima generazione del Baguazhang avevano imparato dallo Xingyiquan, dove la linea retta è costantemente enfatizzata. Uniche eccezioni eccellenti: Cheng Tinghua, maestro di Shuaijiao, e Yin Fu, maestro di Luohan, guarda caso i due discendenti più illustri di Dong.

Una volta usciti dalla traiettoria, si colpisce non una volta sola ma più volte, finchè non si mette fuori uso l'avversario. Ma un buon avversario non si fa prendere facilmente, ha forza e non accetta di perdere il controllo della direzione. Quindi evadere si alterna a colpire, colpire a evadere, il mutamento è continuo ed è adattamento, ascolto, trasformazione, assecondare, usare i suoi errori per colpirlo più forte.

La forza insita nel Baguazhang è la stessa qualità dell'acciaio ripiegato mille e mille volte per formare la lama di un Katana. E' così che, come nelle belle storie tramandate da secoli, dalla estrema morbidezza nasce la vera potenza.

mercoledì 26 novembre 2008

La Hakama di Sergio Fanton


Sergio mi ha battuto in velocità.

Volevo scrivere due righe sul blog sul nuovo livello raggiunto dal mio amico Sergio Fanton, che la settimana scorsa ha passato l'esame di Aikido e adesso si fregia del pantalone - gonnellone, e invece stasera mi ha lasciato un bel messaggio, che riporto di seguito:

Ancora oggi,dopo quache anno , quando riprendo "in mano " il BAGUAZANG mi viene spontaneo cominciare dalla camminata in cerchio, seguita da spostamenti e palmi a volontà....e come tutto mi ritorna utile nell'arte che pratico attualmente.Come si riducono di molto le differenze quando il principio è lo stesso....Grazie a questi principi,l'apprendere un qualcosa di diverso risulta più agevole..e vuoi mettere il benessere che ti dà! CIAO LUIGI DA SERGIO
Mi hanno detto che ha fatto un bell'esame, con una giusta mescolanza di morbido e di duro, con grande presenza e facendo volare gli uke che gli stavano attorno... E' davvero bello vedere questo.

L'Hakama è un indumento speciale, devo dire: ha un suo fascino unico. Dice Wikipedia:

La hakama () è un indumento tradizionale giapponese che somiglia ad una larga gonna-pantalone a pieghe. Originariamente soltanto gli uomini indossavano la hakama, ma oggigiorno viene portata anche dalle donne. Viene legata alla vita ed è lunga approssimativamente fino alle caviglie.
Bene, caro Sergio, adesso che hai l'hakama che ti copre le gambe potrai sbizzarrirti a spostarti in maniera invisibile, fino a scomparire come O Sensei o come il grande Dong Haiquan!

Un abbraccio fraterno

lunedì 24 novembre 2008

Coraggio - 108.mo post


















Sono arrivato alla magica cifra di 108 post su questo blog, che tra non più di un mese compirà un anno di vita.

Non è ancora tempo di bilanci, ma mi piace pensare che il materiale messo in linea possa servire alla vecchia volpe delle arti marziali come al giovane neofita che si affaccia alla pratica e cerca avidamente informazioni e dati per crescere e capire.


La passione, come l'entusiasmo, sono indispensabili per vivere la vita appieno.


"Coraggio
è andare avanti
di fallimento in fallimento
senza perdere l'entusiasmo"

(W. Churchill)

domenica 23 novembre 2008

Ming Jing - Forza Evidente

Il primo livello di pratica del Baguazhang, come nello Xingyiquan, è quello a cui ci si riferisce come Ming Jing, forza evidente. Si tratta di costruire una struttura nuova all'interno del corpo, ovvero di cambiare il corpo e la sua modalità di funzionamento, da non coordinato a coordinato.

In questa fase occorre fare un serio lavoro di rafforzamento del corpo, e l'uso del corpo manifesta chiaramente la forza muscolare e il grande sforzo fisico compiuto per tenere in posizione gambe, braccia e tronco in maniera coerente.

Una volta che il corpo avrà acquisito l'abitudine al movimento e una certo grado di forza fisica (che comunque va coltivata costantemente), vale a dire dopo qualche anno di pratica, avremo una struttura che sostiene naturalmente e in ogni momento il corpo in modo corretto ed allineato.

Cosa vuol dire "coordinato", "coerente", "corretto", "allineato"? E' difficile spiegare a parole quello che solo la trasmissione personale, "da cuore a cuore" da maestro a allievo può dare. In questo momento mi rivolgo alle persone che stanno studiando e lavorando con grande serietà e passione sul Baguazhang che insegno in Italia, in Istria e da altre parti del mondo.

Coordinato, coerente, corretto, allineato: tutto questo ha a che fare con la capacità di gestire il corpo in maniera unica, come una unica cosa, che si muove tutta insieme e che fa in modo che quando il mignolo del piede destro si muove, insieme il mignolo della mano sinistra si muova. Il corpo è tutt'uno, internamento unito, come un cavo da nave, fatto di molti fili attorcigliati insieme per tenere ancora di più.

Così occorre che i nostri muscoli siano coordinati, connessi, uniti. A questo si riferisce il concetto di Chan Si Jing, il principio del Bozzolo di Seta. L'energia che sviluppa questa coordinazione viene anche definita Shen Fa, perchè è visibile nel corpo. Solo a questa condizione potremo più avanti accedere all'uso del corpo per tutte le abilità e le energie del Nei Jia, a solo, in coppia, in sparring e in libero.

Nella fase Ming Jing le parti del corpo da sviluppare sono tre:
- le gambe e le caviglie
- le braccia e le spalle
- il torso e la schiena

Per le gambe occorre camminare in cerchio a lungo, abituando il corpo ad un grande equilibrio e radicando i piedi e le gambe nel movimento come se fossero fermi. Dapprima un cerchio grande, circa tre metri di diametro, può andare bene. In seguito il cerchio degli otto passi è quello necessario per sviluppare i giusti angoli in combattimento. Nel primo livello la velocità è volutamente lenta, studiata, fatta per acquisire radicamento con il passo sospeso. Le posture sono alte o medie, pian piano scendendo verso il basso man mano che i muscoli e i tendini lo consentono.

Per le braccia e le spalle occorre tenere le Otto Posture (Otto Palmi) per lungo tempo. All'inizio va benissimo anche solo la guardia di Baguazhang, detta Postura ad Otto o dei Tre Cerchi. Dalla postura fisica e dalla fatica muscolare deve nascere una nuova consapevolezza, che trasforma la postura in intenzione, in direzione, in energia pronta a scattare. La funzione degli Otto Palmi è comunque molto più sottile. Tornano infatti nel secondo livello, An Jing, e nel terzo, Hua Jing, per raffinare l'uso dell'energia prodotta.

Per il tronco e la schiena si tratta di unire gambe e braccia, cioè le due energie - strutture fisiche che stiamo creando, in un unico movimento. A questo scopo Dong Haiquan ha codificato i due soli movimenti che servono a questo scopo, mettendo dentro tutto ciò che serviva per sviluppare "la schiena del Drago": cambio singolo e cambio doppio, Dan Huan Zhang e Shuan Huan Zhang.

Ecco la "ricetta magistrale" per chi vuole cominciare col piede giusto la pratica del Baguazhang.
- 20 minuti di cerchio lento studiando il passo
- 20 minuti di cerchio tenendo la guardia
- 20 minuti di cerchio praticando Cambio singolo e Cambio doppio.
Ogni giorno.
Non abbiate la pretesa di diventare forti e abili subito.
Siate pazienti, sereni e costanti.
La pratica rispetta questi principi: restare rilassati, respirare e muoversi lentamente, cercare la continuità e la morbidezza, mantenere il tronco rilassato.
I risultati arrivano quando meno ce lo aspettiamo.
Mantenere un atteggiamento positivo, fiducioso e sereno è il segreto della pratica interna.

mercoledì 12 novembre 2008

Campionati Europei di Taijiquan & Neijia 2008

Quest'anno a luglio ho avuto il piacere di conoscere in Scozia Paul Silfverstrale, maestro svedese di Taijiquan stile Wu(dang). Dopo una rapida conoscenza e quattro chiacchiere approfondite, ho deciso che la persona era interessante. Quando mi ha detto che stava organizzando il sesto European Championship della TCFE unendolo insieme alle sue competizioni, gli Swedish Open Championship, a novembre, una vocina in fondo al cuore mi ha detto: perchè non andare a vedere?

Così mi sono proposto, e visto che c'era abbondanza anche di sistemi e stili quali Baguazhang, Xingyiquan, Iliqchuan ed altri, la mia presenza è risultata utile per l'arbitraggio e la valutazione delle competizioni di forme. Poi, già che c'ero, ho tenuto qualche seminario sulle basi di Baguazhang, e ho partecipato alla kermesse iniziale della cerimonia di apertura con i Lu Jiao Dao (mezze lune) del Baguazhang, con tanto di danza del Leone e tamburi battenti.

Sono state tre giornate piene, ricche di continui contatti, di scambi, di piacevole ritrovarsi con amici e colleghi. Ho rivisto con notevole piacere il maestro scozzese Dan Docherty, senza dubbio il più vivace, determinato e interessante personaggio del Taijiquan europeo, insieme al "grande" Nils Klug, esperto tedesco di Tuei Shou con William C.C. Chen, l'amico fraterno Ronnie Robinson, maestro di Qigong e organizzatore di Tai Chi Caledonia, la sempre pimpante maestra francese Luce Condamine, un combattivo Torben Riff dalla Danimarca, sceso in forza in Svezia per guadagnare medaglie, la svizzera Cornelia Gruber, illuminata questa volta da una energia speciale, il carismatico ed esperto Rob Voelke dall'Olanda che materializza i principi del Taijiquan in ogni cosa che fa.

L'elenco non finisce qua, eravamo in oltre 200 persone e per tre giorni ci siamo incrociati discutendo, lavorando, restando in silenzio, osservando, risolvendo problemi di contestazioni e di punteggi, di rianalisi di video, di scelte tecniche. La cosa simpatica è stata il ritrovarsi in Svezia di tre veneti, che altrimenti non si vedono molto spesso. Così ho ritrovato il "Doge" Franco Mescola e i suoi ragazzi, ormai abituè della Scozia, e il mitico Roberto Benetti accompagnato da Franca Rizzi, che ho avuto il piacere di conoscere un po' di più. Con Roberto è stato un rincorrersi in Europa per qualche tempo, dove ero io lui arrivava poco dopo, e tutti che mi chiedevano: ma tu lo conosci Benetti? E lui idem dall'altra parte: ma tu lo conosci Zanini? No, almeno fino a ieri. Adesso ci conosciamo, e posso aggiungere: con piacere.

Com'è stata l'avventura svedese? Bella, ricca, emozionante. Chi mi legge sa che sono un tradizionalista nelle arti marziali cinesi, e quindi non ho mai amato molto il Tuei Shou da competizione. Ma quest'anno vedere le due materassine e due aree per le forme piene di gente e di agonismo mi ha davvero entusiasmato. Ho visto ragazzi mettersi in gioco con i vari Tuei Shou a passi fermi, ristretti e liberi, scatenati sulla materassina ma anche attenti a rispettare l'etica sportiva, con il sorriso sulle labbra e con attenzione alle sorti dell'avversario. Non tutti erano così, ma i giovani sì, e questo mi fa ben sperare per le nuove generazioni.

C'erano le solite vecchie volpi delle competizioni cinesi a spacciare Qi Xing Tang Lang per uno stile interno (per fortuna era solo uno!) e ho dovuto fare acrobazie per misurare con lo stesso rigore forme interne che rispettavano i principi del Neijia insieme alle prodezze puramente acrobatiche del Wushu moderno. Le armi (spada, lancia, bastone) hanno dato modo di vedere davvero di tutto e di più, per non parlare di improbabili forme di gomito di Xingyiquan, e versioni molto, molto "personalizzate" dei poveri 12 animali dello Xingyiquan.

Il Baguazhang è stato di ottimo livello, con tutti i partecipanti molto impegnati e attenti, forme senza incertezze, precisione e abilità. Come dire: praticare Baguazhang è impegnativo, ma chi lo fa vi ci mette qualità e il risultato è visibile. Nel Taijiquan si è visto un po' di tutto, ma questo era anche prevedibile, visto che il Taijiquan è il più diffuso dei sistemi e quindi arriva a essere il sistema di massa per eccellenza, e quindi forse con meno qualità media. Comunque una bella e sana kermesse di praticanti e maestri.

Una menzione per i nuovi amici interessanti scoperti in questa occasione. Uno sicuramente è Piotr Ziemba, un ragazzone polacco che ha studiato tenacemente per anni in Cina e Stati Uniti per mettere insieme un curriculum interno ed esterno di tutto rispetto e non puramente wushu. Mi sono piaciuti di lui la concentrazione e l'asciuttezza delle sue performance. E poi il suo Xingyiquan (la stessa forma che pratico io, di Liang Shouyu) e il Pao Chuei del Taijiquan stile Chen le ho viste fare davvero come si deve, come un fulmine, con potenza ed elasticità.

Un altro è stato il maestro Klas Larsson, Taijiquan stile Yang famiglia Dung, con il quale abbiamo speso qualche ora discutendo dello stile Hao, dal quale deriva il Taijiquan di Sun Lutang. E' sempre affascinante scoprire le connessioni interstile parlando direttamente con gli interessati, e potendo incrociare le mani dal vivo. Inoltre, Klas è un affascinante signore di mezza età con esperienza e molto savoir-faire, e dalla sua performance durante la competizione ho potuto apprezzare la sua classe e la assoluta coerenza dei principi fondamentali del Taijiquan.

Menzione d'onore infine per Paul Silfverstrale: impeccabile in giacca e cravatta, per tre giorni (e in maniche di Tshirt per i tre mesi precedenti!) ha tenuto testa all'andamento di quell'enorme dragone che è una manifestazione con migliaia di eventi competitivi, tra selezioni, semifinali e finali, tra ricorsi, arbitraggi e tensioni alte (dove c'è tanta adrenalina e poca tolleranza allo stress). Un allievo di Paul mi è piaciuto per lo stile personale sulla materassina oltre che fuori: è arrivato secondo in finale, ma ha combattuto con determinazione ma senza perdere la cortesia e la sportività. Per me è un po' l'emblema di questo European Championship: abbiamo bisogno di giovani guerrieri anche nel Neijia, ma che siano guerrieri intelligenti.

sabato 1 novembre 2008

Dragon - Stefano Bellomi

Proprio oggi ripensavo, dopo il training di Baguazhang con Luca di Treviso, al mio passato di allievo di arti marziali cinesi. Sono passati trent'anni, ma certi ricordi sono davvero indelebili. Sono gli anni di apprendistato, quelli in cui era tutto eroico, quando partivo per andare a fare stage con il mio maestro Stefano Bellomi.

Si andava a vedere gli altri maestri, in Toscana a vedere le "vere scuole cinesi" che di cinese non avevano nulla, ad imparare a Milano Wushu (il primo, quello tosto), Baguazhang, nuove tecniche e nuovi metodi, a studiare arbitraggio a Napoli, a Ischia, a fare dimostrazioni a Venezia, a Milano al Palalido, nelle palestre gelide di mezza Italia a sudare come pazzi per giorni interi, a imparare forme, a incrociare i guantoni, ad affilare le armi.

A Venezia, anzi a Mestre, una sera durante una dimostrazione al Palazzetto dello Sport "Taliercio" conobbimo Linda Lee Caldwell, la vedova di Bruce. Una donna affascinante, accompagnata da Bill Wallace, la gamba sinistra più veloce del mondo. Scattai una foto a Linda con Stefano a fianco, e a noi sembrava di toccare il cielo con un dito.

Era la persona più vicina a Dragon, a Bruce Lee, al nostro "maestro spirituale". Questo pomeriggio in televisione ho rivisto per caso "Dragon", la ricostruzione della vita di Bruce. L'avevo visto già quando era uscito anni fa, e non mi aveva troppo colpito. Conoscevo troppo bene la storia di Bruce per farmi incantare da questo remake. Ma oggi ci sono stati momenti in cui mi sono commosso, in cui avevo davvero il groppo alla gola. La vita di Bruce, per quanto romanzata in quel film, descrive delle cose che in qualche modo tutti noi abbiamo condiviso: valori, sogni, emozioni, sofferenze, riscatti.

E quando penso a Dragon, a Bruce, non posso mancare di ripensare a Sifu Stefano Bellomi, anzi, a Stefano. So che è assurdo chiamarlo "il mio Maestro", ma è a lui che devo davvero quello che sono oggi, la grinta, la voglia di superare i miei limiti, la passione, il desiderio di andare avanti e scoprire. Sono orgoglioso ancora oggi di essere stato il suo braccio destro per tanti anni, e Stefano era una forza della natura, un istinto naturale per il combattimento e per capire al volo cose che io non capivo neanche dopo mesi.

E come Bruce aveva una cosa ben chiara: che aveva ancora poco tempo per lasciare la sua traccia nel mondo. Giusto 28 anni.

Stefano ha lasciato una impronta indelebile in tutti noi suoi allievi e amici, e i suoi genitori hanno ancora un grande numero di persone che li contatta da tutto il mondo per sapere come stanno. Alcuni piccoli Stefano sono venuti alla luce e portano il suo nome in memoria della sua grande generosità umana. Io ho cercato di fare un'altra cosa: di portare avanti il Kungfu secondo la mia strada, ma sempre con Stefano in mente. Gli ho dedicato il mio secondo libro, per quanto questo non gli renda giustizia.

Con Stefano abbiamo trascorso più di dieci anni insieme, il Drago e la Tigre, fianco a fianco a costruire un mondo di arti marziali, di sogni, di allenamenti, di avventure, che credo resterà unico in tutta la mia vita. Non ho mai conosciuto momenti così intensi e di crescita, e forse oggi, in retrospettiva, mi rendo conto del valore assoluto, senza più i rimorsi e le tristezze della nostra separazione, di quella straordinaria esperienza. Oggi che insegno, mi rendo conto che vorrei lasciare un segno importante quanto il suo.

Rivedere Dragon mi ha toccato. Ho nostalgia, sofferenza e gioia allo stesso tempo ripensando a Stefano e agli anni trascorsi praticando Kungfu insieme. Abbiamo sognato le stesse cose, abbiamo sudato, sofferto, sbagliato, fatto dimostrazioni straordinarie, conquistato il mondo, condiviso gioie e dolori, siamo cresciuti insieme, a volte bene, a volte male. Poi Stefano è partito per gli USA, dove si stava preparando per lanciarsi nel mondo di Eric Lee, di Brendan Lai, dei grandi delle arti marziali e della celluloide. Finchè un male oscuro ci ha separati.

Oggi sento che mi manca Bruce, mi manca la capacità di sognare ancora, di vedere con i suoi occhi il mondo. Mi manca Stefano, l'amico, il maestro, la sua forza vitale. Questo mi spinge ancora di più a preservare il suo ricordo con affetto ed attenzione. Vorrei avere ancora tempo, ma non c'è più. Ma lui c'è, Stefano Bellomi viene sempre con me, dovunque io vada.

(Nella foto: Sifu Stefano Bellomi, 7 novembre 1964 - 22 luglio 1993)

venerdì 31 ottobre 2008

Lo spirito del Principiante

E' stato durante l'ultimo seminario a Pola che ho avuto questa sensazione, molto forte. E il titolo di questo post in realtà esiste già da anni, ad opera di Shunryu Suzuki. Il concetto esprime non una possibilità, ma una necessità: "Mente zen, mente di principiante".

Nella mente di un principiante tutto è possibile, quindi non c'è alcun limite, non ci sono convinzioni che fermano lo sviluppo. Nella mente di un esperto c'è solo una possibilità, in quella di un principiante migliaia. Se poi il principiante è giovane, ancora di più.

L'unico atteggiamento per continuare ad avere una mente aperta e dinamica, che non invecchia, è di continuare a mettersi alla prova, non nel chiudersi in difesa dentro la propria area di confort. Il cambiamento spaventa, ma è essenziale per crescere e adattarsi alla vita.

L'unico rischio è la dispersione, ma con i principi corretti e una giusta disciplina, anche un principiante può progredire nella direzione giusta, restando libero dentro di sè. E' grosso modo quello che diceva Gesù quando parlava dei bambini e del fatto che dobbiamo tornare ad essere come loro se vogliamo entrare nel regno dei cieli.

Le pratiche come il Qigong, il Baguazhang, l'Yiquan, il Taijiquan, sono tutte legate allo spirito del principiante. La capacità di stupirsi, di non prendersi sul serio, di saper ridere di sè, di rivedere quello che si fa con altri occhi, di scoprire nelle cose semplici l'essenzialità, di non complicare ciò che è semplice, ma di capirlo così com'è. Questa è la base di ogni pratica.

La rigidità viene con gli anni, e per fortuna l'esperienza mitiga gli effetti. Con gli anni pensiamo di sapere cosa è giusto e cosa non lo è. Lo spirito del Principiante, della carta ancora da scrivere, dell'entusiasmo puro, senza interessi, è un atteggiamento mentale importante.

In un mondo che sembra avere sempre meno cose belle da offrire, rilancio l'offerta di un sorriso sereno, la manifestazione dello spirito del Principiante. Una serenità taoista, una compassione buddista, un distacco leggero dalla vita, per non dare troppa importanza a quello che non ce l'ha.

La pratica interna richiede leggerezza, per poter diventare solida. Lo spirito del Principiante è una chiave per questa serratura.

(Nella foto, Maia che applica Fajing durante il seminario di Baguazhang a Pola)

martedì 28 ottobre 2008

TCFE Swedish Open Championship

Siamo a due settimane dal prossimo evento internazionale europeo del Taijiquan e del Neijiaquan, lo Swedish Open Tournament, che quest'anno si svolge insieme al TCFE European Championship a Linkoping, Svezia.

Organizzatore è Paul Silfverstraele, maestro di Taijiquan stile Wudang. L'Italia sarà rappresentata da ben due insegnanti. Per maggiori informazioni potete vedere il time planning di questo link.

Cinque anni dopo a Pola











Ci sono voluti cinque anni per tornare a Pola. Quella volta, nel dicembre del 2003, un tale Darko Grakalic mi contattò per conoscermi e lavorare insieme sul Baguazhang. Ci incontrammo in Scozia, a "Tai Chi Caledonia", e là decidemmo che avremmo fatto qualcosa di bello insieme in Istria. Così, pochi giorni prima di Natale dello stesso anno, mi trovavo a Pola per conoscere e guidare un nuovo gruppo di persone. Una esperienza toccante.

Poi la Vita, come a volte capita, ha preso il sopravvento, e di acqua ne è passata sotto i ponti. Devo ringraziare la testardaggine di Darko e la determinazione di Suzana Jankovic, che nonostante il mio silenzio hanno continuato a mantenere vivi i contatti. Quest'anno a luglio in Scozia c'era una vera e propria delegazione dei "Croatian People", come li chiamo affettuosamente, e così abbiamo deciso che dovevo tornare a trovarli.

Oggi queste persone sono amici, colleghi, praticanti e insegnanti di Qigong, parte della grande famiglia del Nei Jia Gong Fu. Con loro abbiamo trascorso un bellissimo fine settimana, due giornate piene tra pratiche del respiro e boxe degli otto trigrammi, di discorsi sul senso della vita, birre e vino. E' una delle più belle esperienze per un insegnante, quello di trovare un gruppo di persone che hanno voglia di crescere, e di condividere la conoscenza sapendo che questa verrà sviluppata e fatta crescere.

Faccio fatica a distinguere i momenti, perchè questo seminario è stato un unico "flusso di coscienza". Sabato mattina una quarantina di persone mi hanno seguito nella teoria del Qigong e subito dopo abbiamo scoperto come dal Wuji nasca il Taiji, dal respiro, dal movimento, dall'intenzione. Sono state le classiche ore di scoperta di se stessi, delle qualità del respiro, della potenza dell'energia vitale, che riesce a cancellare lo stress, a ridare forza, a sbloccare situazioni psicologiche, a far stare bene.

Poi si è formato il gruppetto del Baguazhang, che per sei ore fino a pomeriggio inoltrato, ha dato il meglio di se nel Nei Gong del Baguazhang, per poi camminare in cerchio, fare esercizi di Ji Ben Gong e tenere posture per sviluppare la struttura interna. La provenienza marziale era davvero mista e ben composita: dal Tajiquan Yang e Chen al Wing Chung, al Taekwondo, al Baguazhang stesso, al Kempo.

Domenica, altro round di Qigong, ma come sempre succede, stavolta tutti erano pronti, e abbiamo davvero fatto un lungo viaggio insieme. Wuji Gong, Fang Song Gong e infine Zi Fa Gong. Dalle origini del movimento del respiro siamo andati alla scioglimento e al relax profondo, per arrivare a scioglierci completamente con lo Zi Fa Gong, il Qigong spontaneo. Ho visto tanti, tanti volti sorridere. Ciliegina sulla torta: quello Xiao Yi Jin Jing che ormai fa parte della nostra vita!

Anche il secondo giorno di Baguazhang è trascorso su un tappeto rosso. Abbiamo preso la Bibbia del Baguazhang, il Dan Huan Zhang, e l'abbiamo sezionato in cinque fasi, allenato in linea, a gruppi di movimenti, lo abbiamo messo in cerchio, allenato a due e infine usato per spingerci via con varie applicazioni. Man mano che emergevano altri elementi, li abbiamo allenati: gambe, spostamenti, cerchio, struttura dell'intenzione nella postura, palmi madre e così via. Credo davvero che siamo riusciti a ricavare molto da questo incontro.

Ancora qualche nota di colore: l'organizzazione impeccabile dell'evento a cura di Suzana Jankovic, fatta con il cuore; l'ospitalità a casa di Sybil, che mi generosamente prestato il suo loft open space; la splendida cena a Palud domenica sera, in un ambiente caldo e familiare; l'assistenza di Darko, mio Si Hing (師兄) fratello di pratica nel Baguazhang; e infine, ma soprattutto, la partecipazione di tutti i ragazzi, da Lina a Blazenka, da Boris a Violeta, da David a Maia, da Suzi a Miriam, tutti con un loro contributo personale e umano tutto da scoprire.

Questa volta non passeranno altri cinque anni, ne sono certo.

sabato 18 ottobre 2008

Baguazhang a Pula









Siamo ad una settimana dal via a Pula del prossimo seminario di Qigong e Baguazhang.
Gli amici croati stanno lavorando per promuovere il seminario con articoli e annunci sulle riviste online, come per esempio su Grombol.

I costi sono stati mantenuti volutamente bassi per stimolare il più possibile la partecipazione di nuove persone e di permettere un approccio "easy" al Qigong e al Baguazhang. Si tratta di seminare per fare crescere la diffusione della pratica. Come detto, sarà il secondo incontro a Pola e spero che sia l'inizio di una lunga serie.

Ci sono due modi di partecipare ai seminari: quello "mordi e fuggi" e quello "mi interessa".
E' ovvio che sarebbe bello trovare tutti partecipanti interessati che vogliono crescere nelle loro capacità, ma non è così facile. Il concetto di disciplina è attualmente quanto di più sconosciuto e desueto si possa immaginare.

Ma sono anche convinto che quando si toccano con mano gli aspetti positivi della pratica, che danno equilibrio, serenità, forza interiore e maggiore consapevolezza, allora viene voglia di darci dentro e di dirsi: "mi interessa".

Sono convinto che anche chi partecipa alla "mordi e fuggi" comunque ha la grande possibilità di trarre vantaggio dal seminario. A volte ci si porta a casa pochissimo, quasi nulla, ma quella frase, quella pratica, quella sensazione ci rimane per tutta la vita e ci aiuta a diventare migliori.

La passione viene dalla capacità di sognare e di immaginare le cose che ci piacciono. Per anni ho immaginato e creato nella mia mente dei film su quello che avrei ottenuto dalla pratica del Baguazhang, del Qigong. E questo mi ha portato lontano.

Sognare, immaginare, per poi praticare. La prima medicina è nella mente dell'uomo. La parola "meditazione" deriva dal latino "mederi" che vuol dire guarire (come medicina).

A Pula lavoreremo sulla grande medicina del Fare, che aiuta ad essere più consapevoli.

Non mancate.

domenica 12 ottobre 2008

Cominciare il Baguazhang

Ogni volta che si insegna Baguazhang ad una persona che non ha avuto esperienze precedenti, ci si ritrova nella stessa situazione: cosa è bene che una persona inizi a fare per praticare bene e con il maggior risultato?

Il maggiore beneficio è quello di capire la struttura della postura di base del Baguazhang e, una volta assimilata, superati i dolori delle gambe, delle spalle e una volta capito il corretto allineamento, passare alla camminata in cerchio.

Rimango sempre colpito dalla bellezza semplice di questo metodo. Stare in piedi, preparare il corpo nel modo corretto, dargli un focur e metterlo in movimento in linea circolare. All'inizio la finalità di tutto l'insieme non è così visibile, ma quando si arriva alla parte pratica, tutto torna.

Si corre però un rischio, cioè che la pratica circolare diventi un po' fine a se stessa, perchè non si capisce "dove" porta una pratica in cerchio. Da nessuna parte, in effetti. Intanto però la qualità del corpo e del movimento migliorano, fino ad eccellere.

E' a questo punto che entrano in gioco le tecniche semplici, le "applicazioni" del Baguazhang. Solo quando il corpo ha acquisito una corretta gestione dell'energia le applicazioni diventano circolari, potenti, veloci ed efficaci. Altrimenti tenderanno, per natura dell'uomo, ad essere frammentate, a non usare tutta l'energia del corpo.

L'energia del corpo è la prima energia. Poi vanno sviluppate quella della mente e infine quella dello spirito. Detta così fa molto mistico, ma non è così. E' una questione di credere per vedere, come scrive Wayne Dyer.

Il primo step, nel Baguazhang, è costruire una struttura e metterla in movimento. Tutto il resto viene da solo, con pazienza.

mercoledì 8 ottobre 2008

Baguazhang a Pola (HR) il 25 e 26 ottobre














Sabato 25 e domenica 26 ottobre 2008 a Pola (Croazia, penisola istriana), si terrà un seminario di Baguazhang e Qigong con il maestro Luigi Zanini.


L'incontro è stato organizzato da un gruppo di praticanti e insegnanti croati di Pola e della penisola istriana insieme al maestro Darko Grakalic, che hanno preso parte a Tai Chi Caledonia di quest' anno.

Già da anni il gruppo croato, ribattezzato i "Croatian People" (in un post di questo blog), aveva preso contatto con me attraverso l'amico Darko. Quindi nel 2003, sempre a Pola, abbiamo inaugurato il gruppo lavorando per quattro giorni sull'Yiquan e sul Qigong, con grande soddisfazione e con la speranza di rivederci presto.

Ecco quindi l'opportunità di ritornare a praticare arti marziali interne in una bella terra, con persone dedicate e di grande passione. Quest'anno si lavorerà sul Baguazhang di Sun Lutang, e specificamente sull'uso dei Palmi e del cerchio, sulla costruzione della "Struttura Bagua", con ampio spazio agli esercizi e alle applicazioni a due.

Inoltre vi sarà una serie di due incontri riservati ai praticanti di Qigong, per chi vuole avere un impatto più morbido con la cultura marziale cinese.

Il programma, a grandi linee:

- Sabato 25
ore 9-11 Qigong per la salute (Fan Song Gong), aperto a tutte le età, principianti e esperti.
ore 11-13 Baguazhang
ore 15-19 Baguazhang (con pausa)

- Domenica 26
ore 9-11 Qigong spontaneo (Zi Fa Gong), principi e pratica del Qigong libero.
ore 11-13 Baguazhang
ore 14-16 Baguazhang

Si può partecipare separatamente alle lezioni di Qigong e di Baguazhang. La meditazione è libera.

A seconda della disponibilità dei locali o della meteo ci sarà anche una sessione di meditazione per tutti coloro che vogliono partecipare, o sabato o domenica.

Il programma di Baguazhang prevede di lavorare sugli elementi di base del sistema: spostamenti in cerchio, uso dei palmi, creazione della "Struttura Bagua", applicazioni delle Otto Energie, cambi singolo e doppio. Il sistema di riferimento è quello di Sun Lutang.

Per la pratica: tuta ginnica o abito cinese, con magliette di ricambio e giacca (se si pratica all'aperto), scarpe sportive pulite. Una coperta per la meditazione e per il Qigong.

Costi: da definire, per chi fosse interessato basta restare in contatto agli indirizzi email qui sotto riportati.

Trasporti: partendo da Vicenza, ho dei posti liberi in auto, chi vuole unirsi può farlo a costo molto ridotto.

Per informazioni:
- Suzana Jankovic (suzana.jankovic@gmail.com) in lingua croata
- Luigi Zanini (zhaleijie@gmail.com) in lingua italiana

(Fotografia: Promontorio di Premantura, in Istria. Foto di Darko Grakalic)

martedì 7 ottobre 2008

36 canti e 48 metodi del Baguazhang

Questa estate in Scozia ho pensato di portare con me i 36 canti del Baguazhang della tradizione di Shi Jidong, l'allievo anziano del fondatore del Baguazhang Dong Haiquan.

Li abbiamo letti, otto al giorno, alla fine di ogni sessione di pratica, e li abbiamo commentati in inglese, cercando di capire se quello che avevamo praticato corrispondeva ai canti.

Insieme al 48 metodi formano un capitale di inesauribile importanza per i praticanti di Baguazhang e di Neijia in generale. Sono le Vie dei Canti per raggiungere la perfezione nella pratica.

Mi arrivano richieste di poterli rileggere, e così vi indico gli indirizzi dove le potete trovare tradotte in italiano.

Tradizione di Shi Jidong

- I 36 Canti del Baguazhang

- I 48 Metodi del Baguazhang

lunedì 6 ottobre 2008

Effetto Domino di Suzana Jankovic















"Come un bellissimo fiore pieno di colori

ma che non emana alcuna fragranza,


anche parole ben dette non portano alcun frutto

nella persona che non le mette in pratica".

(Dai Detti del Budda, Dhammapada, Canone Pali)

Grazie Suzana

Beijing Gao Style Baguazhang

"Nelle tecniche del Baguazhang tradizionale non esistevano tecniche di tui shou (mani che spingono), come sono praticate oggi. C'erano solo singole tecniche di spinta di mano ed esercizi di sensibilità, alle quali ci si riferiva collettivamente con il termine di "metodo di impastamento delle braccia". Per quanto questi metodi fossero differenti dagli esercizi di mani che spingono del Taijiquan, erano molto simili nello scopo e nel significato.

Molti esponenti di Bagua hanno studiato Bagua dopo essersi esercitati in altre arti. Così, per esempio, quando Liu Dekuan studiò Bagua, portò l'arte del Taijiquan nel Bagua, e combinò la Porta delle Sei Armonie con l'arte del Baguazhang nel suo insegnamento. Quando Gao Wen Cheng studiò con Liu Dekuan, ereditò queste arti, che passò a Gao Zi Ying. Gao Zi Ying studiò Taijiquan con Yang Chenfu e fece mescolare le mani che spingono del Taijiquan con le mani che spingono del Bagua, creando le mani che spingono del Bagua stile Gao.

Dal momento che Bagua, Xingyi e Taiji appartengono alla Nei Jia (letteralmente "famiglia interna" o scuola interna) delle arti marziali, queste tre scuole non possono essere separate. Imparano le une dalle altre e si complementano le une con le altre."

(Gao Ji Wu, dal suo libro: "The Essentials of Ba Gua Zhang")

giovedì 2 ottobre 2008

Steva Pavlina

Per una volta non scrivo di qualche maestro di arti marziali, ma di una persona che, come tanti maestri, ha insegnato e insegna ogni giorno a migliorare il nostro rapporto quotidiano con la vita. Mi riferisco a Steve Pavlina, un americano statunitense che ha fatto capitale dell'esperienza di vita che andava raccogliendo ogni giorno, e quando si è chiesto: Che cosa voglio fare da grande?, la risposta è stata: aiutare gli altri a crescere.

Steve ha un blog sul Web che è impressionante per la quantità di informazioni e di temi che tocca, ma anche per la qualità di ciò che dice. Sono nel settore della crescita personale anch'io da anni, e credo di saper ormai distinguere quelle che sono ottime enunciazioni di principio, ma prive di forza contagiosa, da contributi efficaci, pratici e pieni di buon senso.

Sono certo che quasi tutte le persone che io stimo e ammiro nel mondo delle arti marziali, delle arti di guarigione e delle arti della crescita umana, allo stesso modo di Steve Pavlina, tutti noi vogliamo alla fine la stessa cosa: aiutare gli altri a crescere. L'arte nutre lo spirito, e lo rende forte. E qualche sbandata ogni tanto fa parte del percorso, aiuta a capire i limiti.

Aiutare gli altri a crescere ha un effetto spettacolare ed automatico: aiuta noi stessi a crescere. Scrivere questo blog, ad esempio, rappresenta un modo per mettermi alla prova ogni volta, a mantenere le idee chiare, a tentare di essere interessante, a non perdere di vista il mio obiettivo. Ma aiutare gli altri, come insegnare, è straordinariamente arricchente, rasserenante, chiarificante. Se ne parlava con Loriano Belluomini in occasione dell'ultima visita a Lucca. Anche lui conferma: insegnare è imparare, le cose più belle le si imparano dall'altra parte della barricata.

Penso alla cultura giapponese, che nelle pieghe dello Zen nasconde i significati principali della vita: si arriva a essere cintura nera in un'arte marziale, sia Aikido, Judo, Karate, Ju Jitsu ecc, non per arrivare ad un obiettivo ("Attento, sono cintura nera io!") ma perchè è necessaria una lunga preparazione per essere pronti a cominciare davvero. Difatti lo scopo dell'arte è di tornare alla cintura bianca (quella del decimo Dan, tanto per capirci), alla purezza iniziale. Il colore della morte, quindi della trasformazione per eccellenza, ovvero della purezza della maestria, in Oriente è il bianco, non il nero.

Torniamo a Steve Pavlina. Il suo blog, i suoi sterminati archivi e la bellezza delle sue affermazioni hanno un solo, grande limite per il lettore italiano: sono in inglese. Ma vi invito e vi sfido, bonariamente, a fare come me, che nel 1975, studiando lingue straniere come il tedesco e lo spagnolo, traducevo per conto mio con il vocabolario alla mano gli articoli di Inside Kung Fu, e da lì ho imparato l'inglese.

Steve Pavlina ha appena pubblicato un libro, "Personal Development for Smart People", che potete facilmente trovare su Amazon. E' un condensato di cose intelligenti, praticabili e con il pregio della semplicità. Ci si trova dentro tutta la cultura dei formatori e dei motivatori americani alla Peale e Carnegie, ma in una versione non edulcorata, adatta ai nostri tempi, pragmatica ma con valori chiari. Dedicherò un post a questo libro quanto prima.

Interrogato su cosa ne pensi del terremoto economico di queste settimane, Steve dice alcune cose che credo in molti potremmo sottoscrivere: "Mi considero un investitore, ma non ho lo stesso tipo di priorità della maggior parte degli investitori. In generale cerco di massimizzare il mio ritorno sull'investimento, ma non definisco il ritorno in termini monetari. Per me un il ritorno sul mio investimento consiste nell'impatto che avrà sulla coscienza collettiva dell'umanità. Se un investimento sembra aiutare la gente a vivere più coscientemente, è buono (un netto guadagno). Se un investimento abbassa la consapevolezza della gente, è cattivo (una perdita netta)."

Facile a dirsi oggi, può commentare qualcuno. Non è così, se leggete e verificate la corerenza di Pavlina in tutta la sua produzione "letteraria" di questi anni. Pavlina "walks the talks", vive della publicità e della notorietà che il suo sito gli dà, e questa è già una buona prova che si può fare molto anche con poco, quasi niente, visto che tutto il materiale che ci serve lui ce lo offre gratuitamente sul suo blog. Vi assicuro che non è poco, dateci un occhio quando potete.

Il libro è un punto di passaggio per ogni autore. Scrivere un libro crea un punto di non ritorno, un bilancio di attività, e sintetizza un pensiero, in questo caso il Pavlina-pensiero. "Personal Development for Smart People" è uno di quei libri che vale la pena anche avere in casa solo per rileggerlo di tanto in tanto, una pagina, mezza prima di andare a letto, per vedere se quello che pensiamo e che stiamo vivendo non potrebbe essere fatta meglio, con meno tensione, con maggiore serenità.

Steve ha messo a disposizione di oltre 400 blog nel mondo il suo libro in versione pdf e cartacea in anteprima, perchè è convinto che questo "spread of mouth" (passaparola) valga di più, anche in termini "energetici" e di efficacia, di tanti altri modi di fare pubblicità. Ci credo e lo supporto. Se non sapete cosa andare a guardare sul web, passate ogni tanto su Steve Pavlina Blog. Attendo commenti...

L'Effetto Domino di Violeta Moretti

Da anni si parla dell'Effetto Domino, cioè del fatto che la globalizzazione della Terra è ormai arrivata a tal punto di complicatezza che una causa da un lato del mondo scatenerà effetti impensabili dall'altra parte della sfera. Con una punta di amarezza, possiamo constatare questo effetto nella bufera bancaria che sta attraversando il nostro mondo in queste settimane.

Ma esistono anche altri effetti Domino, ed è su quelli che preferisco focalizzare. Il famoso Tai Chi Caledonia, che da oltre 13 anni sta seminando Taijiquan, Qigong e Nei Jia per il bene di tutti i praticanti, ha scatenato una bella serie di reazioni positive. Come si dice nel marketing, la miglior pubblicità è il passaparola di clienti soddisfatti.

E' così che facendo una ricerca mi sono imbattuto in un articolo contenuto nel Glas Istre Online di questi giorni, una rivista di cui non riesco a capire molto perchè è croata, ma sapendo che l'articolo è stato scritto da Violeta Moretti, sono sicuro che dice cose belle. Violeta, oltre a far parte del mitico Gruppo Croazia presente a Stirling quest'anno, è anche l'autrice di un commento recente sul blog.

Da quando sono tornato a luglio 2008 dalla Scozia, è stato un susseguirsi di cose belle, tutte legate all'Effetto Domino avviato da Ronnie Robinson e Bob Lowey in Scozia. Tra l'altro là ho conosciuto una bella persona che è Paul Silfverstraele, maestro di Taijiquan stile Wu(dang), allievo del maestro Docherty, e con lui parteciperò come giudice di gara, insegnante e dimostratore ai prossimi Campionati Europei di Taijiquan della Federazione Europea di Taijiquan che si terrà a Linkoping a novembre 2008 (e che conta già oltre 200 iscritti al momento).

Ma sto anche pensando di andare a trovare i ragazzi di Pula, nella stupenda penisola istriana, e tenere un seminario. Credo che fine ottobre sarà la data giusta, ne parlavo giusto con Darko Grakalic qualche giorno fa. Ci siamo visti nel 2003, e mi sono rimasti tutti nel cuore, con la loro allegria, con la loro spontaneità, con la semplicità delle cose belle. E poi forse in questo momento un incontro tra di noi è importante, serve a rilassare gli animi, perchè siamo un po' tutti presi dalle preoccupazioni.

Effetto Domino, si diceva: anche il buonumore è contagioso. Ecco perchè ciclicamente mi faccio una bella "cura" di positività, perchè so che ha il potere di portare un contributo costruttivo (e non distruttivo) tra le persone che incontro. Vale tanto nel personale come nel lavorativo o negli hobbies, ovviamente. Ma permette anche di vivere meglio noi.

Grazie Violeta, con quel cognome viene voglia di bersi una birra! Prosit!

domenica 28 settembre 2008

Osservazioni sul Baguazhang

La pratica mi regala quasi sempre delle interessanti insights che mi piace condividere con i lettori. E' un po' un diario di bordo della mia pratica, che di giorno in giorno si arricchisce e porta con sè allegria e soddisfazione.

Bagua contadino e Bagua cittadino
Non mi sono ancora ripreso dallo stupore - ma neanche troppo - di scoprire che a metà del secolo scorso, dopo l'esperienza delle Olimpiadi di Berlino del 1936 - dove il Wushu si era fatto conoscere per la prima volta al mondo occidentale - una comunicazione dall'alto aveva obbligato di fatto tutti i praticanti e gli insegnanti di arti marziali ufficiali ad adottare un passo strisciato, in sintonia con lo Xingyiquan. Da allora il passo strisciato è diventato l'unico passo possibile nel Baguazhang.

Da notare che Tang Ni Bu, passo che scivola sul fango, è stato interpretato in due modi: uno è quello di mantenere attentamente il peso sul piede dietro, immaginando la scivolosità del terreno, e quindi ha fatto nascere un Bagua stretto e a passi piccoli (un po' come lo stile Dai di Xinyiquan). L'altro modo è quello di spingere il piede anteriore in avanti con un colpo di reni, come se scivolasse sul fango, quindi di fatto facilitando l'estensione del passo (basta vedere Sun Zhichun). Questo permette di entrare rapidamente nella guardia dell'avversario, cosa confermata tra l'altro dalle 36 canzoni e dai 48 metodi.

Ricercando al di fuori degli ambienti ufficiali, si scopre invece che il passo più usato e più pratico è invece quello rullato, addirittura il "passo di corsa", come mi ha raccontato Maurizio Restaldo di recente. Nelle vecchie foto di pratica in gruppo della scuola di Li Ziming, se si guarda con attenzione, i passi dei praticanti in cerchio erano proprio "di corsa", cioè con il peso tutto sulla gamba anteriore e il piede posteriore sollevato.

Guardando la realtà del combattimento, sia sparring sia reale, trovo il metodo strisciato buono per lo studio, quello rullato efficace nella realtà. Per capire poi gli Otto Palmi, devo dire che il passo strisciato rischia non solo di impedire, ma anche di fuorviare completamente il praticante.
La torsione del corpo ne viene limitata e diventa difficile capire come si muove il corpo davvero. L'effetto estetico forse è bello, ma non è reale. Mi viene da pensare che nel tempo sia nato un Baguazhang cittadino, fatto per muoversi su superfici liscie e curate, a fini estetici, ed un Baguazhang contadino, ancora abituato a terreni sconnessi e a reali scontri fisici. Meno bello ma più autentico.

Consiglio: provare a praticare il passo rullato, anche coloro che provengono da un insegnanti di chiara fama. Ne vale certamente la pena.

Capire gli Otto Palmi
La sequenza è semplice, sono tre livelli: otto palmi fissi camminando in cerchio (Ba Da Zhang), otto cambi in cerchio (Lian Huan Zhang), variazioni su tema libere (You Shen Zhang). Ma vi prego di credermi se dico che la base di tutto sta nel capire bene gli Otto Palmi. I palmi sono direzioni, sono principi, sono concentrati di energia.

Bagua è anche spiegabile come la rosa dei venti: otto direzioni principali per capire dove andare, e inoltre indicano la variabilità del movimento. Sono principi, perchè indicano al contempo la direzione della forza e l'energia che deve essere usata. Sono concentrati, perchè occorre praticarli continuamente per "allungarli" con l'acqua dell'esperienza (spesso quella di altri sistemi marziali è utile) per capirne il significato.

E' dal confronto che si capiscono le cose. Gli Otto Palmi, come il Cambio Singolo e il Cambio Doppio, contengono principi attivi. E' ovvio che senza esperienza di applicazione pratica e di combattimento, praticare i palmi diventa una danza di sicuro effetto di salute, come il fratello Taijiquan, ma senza entrare di fatto nel mondo reale del Baguazhang.

Consiglio: cercare di capire a cosa servono i palmi concretamente, essere creativi e non mettere limiti. Secondo me pochi fino ad oggi, anche tra i cinesi, li hanno capiti a fondo, per diverse ragioni, basta guardare su Youtube.

Praticare la Struttura
Anni fa c'era un tale Mike Sigman che si divertiva a spingere le automobili di lato per spiegare il Fajing, il famoso An Jing del Taijiquan. Il grande Chen Xiaowang ha insegnato ai suoi allievi migliori la qualità del radicamento e del Fajing. Wang Shun Leung, indimenticato "sigung" del Wing Chung, aveva la stessa identica qualità della Struttura, i suoi pugni arrivavano come mazzate. Wang Shujin, infine, era talmente grosso che si faceva fatica a capirlo, si imputava tutto alla sua forza fisica, ma in realtà aveva sviluppato una forte Struttura.

Se si vuole avere successo nel lavoro interno occorre la Struttura. Questa si sviluppa in modo paziente e continuo con un lavoro certosino. La chiave di volta è il lavoro da soli sul Neigong, passando ore a costruire una connessione tra gambe, braccia e tronco. La forza nasce dalle gambe, non è modo di dire, e poi diventa la forza di tutto il corpo. Wang Quiang, mio insegnante di Da Cheng Quan, diceva sempre: "Pa Mien Fa Jing", otto direzioni di forza esplosiva: davanti, dietro, alto basso, destro sinistro e infine interno ed esterno.

Poi si lavora a due: Tuei Shou, Rou Shou, Dui Lien, San Shou e chi più ne ha più ne metta, usando tutte le energie necessarie per non diventare rigidi e neppure troppo cedevoli, per arrivare a portare il proprio corpo dentro l'avversario e colpirlo. Infine esiste il nostro amato Mok Jon, il manichino del Baguazhang, che può essere un albero.

L'albero ci dà energia senza contatto per sviluppare il Qigong, ma con contatto l'albero ci permette di studiare se la nostra energia è buona e quanta ne abbiamo. L'indicatore sono le foglie, se si muovono vuol dire che la nostra energia è arrivata, se si muovono spesso vuol dire che la stiamo dando con continuità, se si muovono molto vuol dire che è forte. Non bariamo: usiamo alberi con almeno 30-40 centimetri di tronco, altrimenti è troppo facile. E poi bisogna allenarsi con praticanti esperti. Un albero di 40 centimetri di diametro è un compagno esperto. Lui da lì non si è mai mosso, ha un grande radicamento, di certo migliore del nostro!

Consiglio: praticare con gli alberi, sono straordinari, e in più molto pazienti.

(Nella foto: la Spada nella Roccia di San Galgano del 1180 d.C., in Toscana, nella nostra magnifica Italia)