venerdì 30 gennaio 2009

Troppo difficile?















"Molti studenti non studiano la boxe Xingyiquan perchè è troppo difficile e temono di non farcela.

Molti insegnanti non insegnano Baguazhang perchè è troppo difficile e temono di non farcela".

(Peter Ralston)

giovedì 29 gennaio 2009

Schegge di pazienza














"L'eccellenza non è un gesto singolo, ma un'abitudine. Tu sei quello che fai continuamente"
(Shaquille O'Neal)

"La resistenza è una delle discipline più difficili, ma la vittoria va, alla fine, a chi resiste"
(Buddha)

"Un combattimento non si vince con un pugno o un calcio. Impara a resistere o cercati una guardia del corpo"
(Bruce Lee)

"La perseveranza è quel duro lavoro che fai dopo che ti sei stancato di fare il duro lavoro che già stavi facendo"
(
Newt Grinch)

"Molto buon lavoro si perde per la mancanza di quel poco di più"
(E.H. Harriman)

Istruzioni per la Vita

All'alba del nuovo millennio, il Dalai Lama ha riassunto in 19 istruzioni le sue idee per una vita sana.
Ho trovato le sue istruzioni appese al muro del bagno, a casa di un maestro di arti marziali.
Quale posto migliore per leggere e rileggere, meditare, cogitare e rinnovare giornalmente l'impegno a attuarne almeno una?
Sono istruzioni di buon senso, non occore una laurea per capirle e applicarle, e soprattutto dovrebbero fare parte del corredo di un buon praticante della via del fermare l'alabarda (o di intercettare il pugno).
Come aveva detto il maestro indiano di Terzani, "Vivi una vita che ti rispecchi".

***

Il Dalai Lama - Istruzioni per la vita

1. Accetta che un grande amore e grandi risultati comportano un grande rischio.

2. Quando perdi, non perdere la lezione.

3. Segui le tre R:
Rispetto di te stesso
Rispetto per gli altri
Responsabilità di tutte le tue azioni.

4. Ricorda che a volte non ottenere quello che si vuole è un meraviglioso colpo di fortuna.

5. Impara le regole in modo in modo da saperle rompere nel modo giusto.

6. Non permettere a una piccolo disputa di rovinare una grande amicizia.

7. Quando ti accorgi di aver fatto un errore, prendi immediatamente delle misure per correggerlo.

8. Passa del tempo da solo ogni giorno.

9. Apri le braccia al cambiamento, ma non lasciare andare i tuoi valori.

10. Ricorda che a volte il silenzio è la miglior risposta.

11. Vivi una vita buona e onorevole. Così quando sarai vecchio e penserai al passato, sarai in grado di gustarlo una seconda volta.

12. Una atmosfera amorevole in casa tua è il fondamento per la tua vita.

13. Quando non sei d’accordo con i tuoi cari, interessati solo della situazione attuale. Non rivangare il passato.

14. Condividi la tua conoscenza. E’ una via per ottenere l’immortalità.

15. Sii gentile con la Terra.

16. Una volta all’anno vai in un posto dove non sei mai stato prima.

17. Ricorda che la miglior relazione è quella in cui l’amore per l’altro supera il tuo bisogno dell’altro.

18. Giudica il tuo successo sulla base di quello a cui hai dovuto rinunciare per ottenerlo.

19. Avvicinati all’amore e alla cucina con abbandono appassionato.

lunedì 26 gennaio 2009

Sifu Russo a Viadana













Ho avuto il piacere di rivedere Sifu Russo del Lian Long Quan di Roma di recente a Viadana (Mantova), durante un seminario di JKD.

Il gruppo di allievi è simpatico, motivato, "caciarona" nella maniera giusta e dopo l'allenamento ci siamo ritrovati per una cena spesa insieme. 

Mi sono sentito ritornare a qualche anno fa, quando con i ragazzi della palestra si riusciva spesso a stare insieme e trascorrere le ore in buona compagnia.

Come direbbe Gianfranco: "... ma che te lo dico a fa'?".

A proposito, chi si nasconde dietro la macchina fotografica?

giovedì 22 gennaio 2009

Quando il tuo 功夫 è buono...

C'è un detto nelle arti marziali:

"Quando il tuo Gongfu è buono, cercare un maestro migliore non è altrettanto valido che andare a trovare i tuoi amici di arti marziali"

Sottoscrivo. Vale per tutti gli amici di cui racconto in questo blog, per i miei studenti, per le persone che hanno preso un solo concetto e l'hanno sviluppato con successo nella loro vita, per coloro che con tanta buona volontà mi aspettano e lavorano con autentico entusiasmo.

Le mie braccia sono cresciute grazie alle braccia di coloro che hanno lavorato con me e mi hanno permesso di capire qualcosa.

Avevo intuito da solo questa "legge" delle arti marziali quando, dopo tanti anni di Gongfu e di combattimenti in palestra, avevo sentito il bisogno di andare a trovare persone con le quali confrontarmi e misurare la mia abilità, ma senza che ogni volta dovesse finire con un litigio o una amicizia rovinata.

Ho cercato di restare umile il più possibile e ascoltare, capire, lavorare, trasformare. In cambio ho conosciuto dele persone che ancora oggi mi onorano della loro amicizia. Ho imparato a riconoscere le braccia "sincere" e a rispettarle, anche quando fanno male. Anzi, forse di più :-)

(Nella foto: Wilhelm Mertens ai Rencontres Jasnières nel 1992, quando con molta pazienza mi insegnava ad essere equilibrato, centrato, radicato. Dietro di lui si scorge, girato, un altro grande del Taijiquan, Serge Dreyer)

mercoledì 21 gennaio 2009

Fare una cosa alla volta


"Fare una cosa alla volta": questa è la definizione dello Zen fatta da un maestro.

Fare una cosa alla volta significa essere totalmente in ciò che stai facendo, dargli tutta la tua attenzione.

Questa è una azione arrendevole, una azione potente.

L'arrendersi arriva quando non ti domandi più: "Perchè questo sta succedendo a me?"

(Da "Stillness speaks" di E. Tolle, 2003)

(Nella foto, in Rajastan nel 2004, sotto un albero del Bodhisattva, o Ficus Religiosa)

domenica 18 gennaio 2009

Il principio e la tecnica

Finalmente ho trovato una spiegazione semplice per un concetto tanto complesso come la pratica del Neijia. La diatriba senza fine tra chi pratica una forma e chi pratica il combattimento sembra non avere fine, ma si tratta semplicemente di miopia, nel migliore dei casi, o di non voler vedere, nel peggiore.

Il dualismo di Yin e Yang ritorna ancora una volta, ma possiamo farne anche a meno. L'importante è capire qui che il principio da solo non porta frutto, come la tecnica senza principio non è completo e non arriverà mai a perfezione.

C'è in verità un terzo elemento, in questa perfetta alternanza di teoria e pratica, che è il Neigong, il rafforzamento del corpo grazie a pratiche coerenti con i principi del combattimento. Ma lascio il piacere ad altri di collocare questa pratica densa di teoria al giusto posto.


La tecnica e i principi rappresentano le due ruote di un carro.

Possiamo fare una distinzione tra lo studio del principio e lo studio della tecnica.
Per studio del principio si intende l'addestramento volto al raggiungimento dello stato supremo, mushin, in cui la mente è lasciata libera e non è catturata da nulla.
Tuttava anche se possiedi una comprensione intuitiva del principio, non riuscirai a muovere adeguatamente il corpo senza praticare anche la tecnica.

In termini di strategia lo studio della tecnica equivale a conoscere perfettamente le cinque posture fondamentali oltre a diversi altri metodi di pratica. La pura e semplice conoscenza della teoria non ti darà la possibilità di mettere in atto le tecniche a tuo piacimento.

D'altra parte uno stile di scherma che incuta terrore non ti servirà a nulla, a meno che tu non abbia acquisito la padronanza dei processi impliciti tramite lo studio dei principi.

La tecnica e il principio sono come le due ruote di un solo carro.

(Da: "Tattiche segrete" di Kazumi Tabata, Ubaldini Roma, 2004, pag. 44)

giovedì 15 gennaio 2009

Il silenzio degli innocenti

Questa sera, mentre tornavo in albergo in auto, un bel gatto grigio a pelo lungo ha deciso coraggiosamente di attraversare la strada, una strada a scorrimento veloce a 6 corsie.

Cinque corsie le ha passate indenne, al galoppo. Alla sesta, l'ultima ruota di una vettura in corsa l'ha travolto. A finestrini chiusi ho sentito il suo urlo di dolore. Dentro di me è scesa una grande tristezza.

La vita richiede costante adattamento. Non c'è bene, non c'è male, solo cambiamento. Siccome crediamo di restare sempre uguali, non siamo mai pronti per il cambiamento.

Cambiare costa grande fatica, perchè man mano che il tempo passa sentiamo di non avere più le risorse e le forze di un tempo.

La sola risorsa che abbiamo in più è l'esperienza, l'allenamento, la consapevolezza, il distacco.

Il grande cambiamento arriva, a volte tutto in un colpo, a volte a rate. Poi c'è il Grande Cambiamento, per il quale ci alleniamo tutta la vita.

In questi ultimi anni ho imparato ad apprezzare l'accettazione di ciò che avviene. Non vuol dire che riesco sempre ad accettare. Anzi.

Quando pratico, cerco di ricordarmi anche di questo, perchè la pratica è la vita.

martedì 13 gennaio 2009

Chiavi del Baguazhang

Una chiave del Baguazhang è la capacità di usare gli otto palmi in movimento, in condizioni di combattimento reale.

Il combattimento in genere richiede che le braccia siano a livello, o tra le spalle e la pancia, o sopra la testa, in avanti e arrotondate, con l'intenzione verso l'avanti, solide ma pronte a trasformarsi o a sfondare.

La postura dei palmi indica la direzione dell'intenzione.

Se è vero che Yi guida Qi che guida Li, dove c'è l'intenzione c'è la forza.

Se è vero che mano e piede, gomito e ginocchio, spalla e anca sono in armonia, non restano molte posizioni.

Bisogna uscire dallo schema del palmo come postura ferma, "statica", che indica semplicemente la direzione e mettere in movimento, a partire dai piedi, il corpo e i palmi.

In termini di Yiquan diremmo che dobbiamo trovare gli Shili "naturali" di ogni palmo, che per definizione sono 64 (8 x 8), ma in realtà sono una indicazione taoista per dire: infiniti.

Gli Shili sono sempre rotondi e armonici, nascono dal movimento di tutto il corpo e sono continui, con una tendenza a diventare ellittici nell'applicazione pratica.

Ogni palmo ha molteplici applicazioni, e questo non per ragioni filosofiche, ma perchè il combattimento è una realtà complessa, e dobbiamo conoscere e allenare il maggior numero di possibilità.

Negli otto palmi ci sono e si formano continuamente coppie di contrapposti: interno-esterno, alto-basso, avanti-indietro, destro-sinistro, dal basso all'alto, dall'alto a basso, in obliquo, ecc.

Ecco perchè si dice che dal Wuji nasce Taiji, quindi Liang Yi, e infine Si Xiang.

Questa, tra l'altro, è la mia piccola, umile e modesta risposta alla domanda di Zhao Daoxin sul collegamento tra Baguazhang e Yi Jing. La mia risposta non è teorica, nasce dalla pratica.

Altra chiave: tutto varia costantemente, da una direzione la trasformazione avviene in un'altra, e la velocità reale è quella del corpo, non quella del palmo da solo.

Braccia e mani non si muovono mai da sole, sono sempre di fronte al corpo e lo coprono. Il bacino, le gambe e il corpo intero ruota e sporta quindi le braccia.

I piedi indicano se c'è maestria, la coerenza col movimento è l'indicatore. E' significativo notare che nel Wushu moderno ogni coerenza del corpo è scomparsa, quindi non c'è forza.

Nessuna possibilità che si può presentare in combattimento può e deve essere esclusa.

Ru Shou (Mani che impastano) esplora tutte le possibilità a contatto, per ragioni di sicurezza di entrambi i praticanti.

Dal contatto si possono esplorare tutti gli angoli e usare i palmi in tutte le maniere possibili, adattandosi ai cambiamenti.

Quando si perde contatto occorre avere intenzione molto sviluppata e sentire lo scorrere dell'avversario.

Nel passato, e in certe scuole ancora oggi, un palmo si studiava per un lungo tempo, dai tre ai sei mesi, anche per un anno, e questo allo scopo di approfondire la conoscenza di ogni palmo, quindi di intenzione, di direzione, di forza applicata.

Questo ho visto stamattina nella mia pratica di Hsien Tian.

(Nella foto: Darko Grakalic in Baguazhang Duilian durante Tai Chi Caledonia 2008)

domenica 11 gennaio 2009

Beng Quan


Luca Semenzin di Treviso mi manda un verso del poeta tedesco Paul Celan:

"Schwerer werden, leichter sein"

("Diventare pesanti, essere leggeri")

Potrebbe essere il motto di ogni arte del Neijiaquan, e anche di tante filosofie di vita.

(Nella foto di inizi secolo: Beng Quan in un insolito contesto quotidiano)

venerdì 9 gennaio 2009

Yiquan

Intervista con Zhao Daoxin

Tutto risale al 17 luglio 2008, quando l'instancabile Andrzej Kalisz, divulgatore del Dachengquan e sicuramente uno dei migliori insegnanti dell'arte esplosiva di Wang Xiangzhai, ha pubblicato sul suo sito un frammento di traduzione di una lunghissima intervista a Zhao Daoxin, ultimo dei grandi combattenti di prima generazione di Yiquan-Dachengquan.

Ho scoperto per caso questa storica intervista grazie a Paul Silfverstrale, che ha appena aperto il suo nuovo sito e sta via via dando sempre più movimento al suo blog. Ma se solo provate a cercare "Zhao Daoxin" con Google, scoprirete quanto questa intervista sia un vero e proprio oggetto di culto in tutti i siti di lingua inglese, soprattutto perchè Zhao si esprime con grande schiettezza nel confronti delle arti marziali cinesi e di chi le pratica.

A proposito di Zhao (1908-1990), la sua storia è una delle classiche storie di personalità geniali nate in un tempo ricco di fermenti, quindi al momento e nel posto giusto. Era stato allievo di Zhan Zhankuei (o Zhaodong), maestro di Xingyiquan e guardia carovana di professione (quindi bodyguard di professione, in tempi di veri banditi), dal quale aveva appreso l'arte dello Xingyibagua, un raro mix dei due sistemi interni, frutto della aperta collaborazione tra Dong Haiquan e Guo Yunshen.

(Nota: Xingyibagua è usato oggi come un termine spregiativo. Per alcuni insegnanti di Baguazhang è una specie di anatema, tutto ciò che non è "puro Baguazhang" - e ce ne sarebbe da discutere! - oppure non è lo stile praticato dal Maestro, è automaticamente "xingyibagua", come dire: roba di poco valore, un mistomare, come la pizza funghi e gamberetti. Siccome non è mai lo stile a vincere, ma il combattente che lo pratica, preferisco rispettare ogni sistema ed eventualmente discutere il praticante. Mi sembra più corretto, e anche più sano).

Zhao Daoxin era velocissimo nell'imparare e ancora più veloce nel mettere in pratica, tanto da finire ben presto nella cerchia di Wang Xiangzhai, sotto il sguardo attento. Nelle foto rituali d'epoca, dove tutti hanno uno sguardo serio e truce, Zhao era l'unico a farsi ritrarre con un sorrisetto beffardo, come a prendersi gioco delle formalità. Come dire: sono sicuro delle mie capacità. E infatti il suo carattere è definito come scontroso e caparbio. La vita gli riserverà un finale piuttosto difficile e amaro, anche dopo la "rieducazione". L'intervista risale infatti agli anni '80.

Zhao aveva appreso l'arte di Wang e poi, nel corso della sua vita marziale, lo ha rielaborato riportando lo "spirito vitale" dell'Yiquan di nuovo nello Xingyiquan e nel Baguazhang, creando quello che noi conosciamo oggi come Xin Hui Zhang, l'arte marziale creata da Zhao Daoxin, che contiene una forma in 64 movimenti. Vedere Xin Hui Zhang è come rivedere "un potente drago che nuota", come Wang Xiangzhai aveva definito Cheng Tinghua.

Delle 64 tecniche che Zhao insegnava nello Xin Hui Zhang, ognuna doveva essere studiata e sviluppata da sola, poi a coppia, in sparring, fino a renderla assolutamente efficace e pronta per il combattimento, quindi veloce e potente. Ogni tecnica contiene una energia da esprimere, ogni tecnica è un concetto marziale. Ritrovo in questo una grande vicinanza con le origini del Baguazhang e allo stesso tempo la stessa essenzialità dell'Yiquan. Me lo ha confermato anche Vittorio Bottazzi, maestro di Taijiquan di Torino, quando passò in visita nel paese di Zhao e ebbe modo di vedere e praticare Xin Hui Zhang.

A leggerla bene, l'intervista di Zhao Daoxin suona come un sonoro schiaffo in faccia al 90 - 95 per cento dei praticanti, e condivido il pensiero di Paul Silfverstrale quando scrive che per noi occidentali, nel 2009, la pratica del Taijiquan - come di tutte le arti interne del Neijia - contiene qualcosa di più che non la pura e brutale efficacia immediata in combattimento. Ma trovo comunque che leggere il pensiero di un vero combattente, l'equivalente dei vari Musashi, Ueshiba o Funakoshi della cultura giapponese, sia comunque degno di essere considerato con attenzione.

Per ora non ho modo di tradurlo in italiano, ma invito a quanti leggono l'inglese - o con l'aiuto di Google Translator - a leggere questa intervista a Zhao Daoxin, già abbastanza lunga da dare moltissimi stimoli al lettore. La parte sul Baguazhang, ovviamente, è quella che più mi attira, ma voglio dedicare un post specifico a questo tema. Sono certo che i praticanti più seri si sentiranno piuttosto provocati!

Per i lettori di lingua francese suggerisco il blog di Emmanuel Agletiner, una altra risorsa di conoscenza davvero niente male sul Dachengquan. In più si tratta di un collega di vecchi amici francesi di Yves Kieffer e miei degli anni '90, i coniugi Ribert, allievi di Wang Xuanjie, che conobbi nel 1990 nella foresta d'Orleans insieme al maestro Wang Qiang, quindi... tutto torna!

Ancora, provate a dare una occhiata a questo video di Zang Fukui, che presenta Xin Hui Zhang (suppongo una forma libera, non La forma).

(Nella foto, Zhao Daoxin seduto, e accanto a lui Yao Chengguang, figlio di un altro grande combattente dell'Yiquan, Yao Zongxun)

lunedì 5 gennaio 2009

Marco Superbi

In questi giorni ho avuto il piacere di avere ospite l'amico Marco Superbi, insegnante di Wing Chung e specialista di Tuina di Torino, insieme alla sua compagna Diana.

Abbiamo avuto modo di chiacchierare, mangiare, divertirci e - ovviamente - di incrociare le braccia. Devo davvero ringraziare Marco e Diana per i bei momenti passati insieme.

Incrociare le braccia è come discutere, parlare, scambiare conoscenze e esperienze.

E' sempre interessante quando, nell'incrociare le braccia, si riesce a superare l'istinto alla sopraffazione e a confrontarsi in uno spirito di studio.

Senza il confronto non si cresce, e mi rendo conto di avere sempre molto da imparare, specie quando il partner proviene da esperienze diverse, qualificate, ben focalizzate.

Ci vedremo presto in Piemonte.


Risposte ai commenti recenti (1 e 3 gennaio 09)

Breve risposta agli anonimi lettori che lasciano messaggi pubblici su questo blog:

- come si può leggere nella colonna fissa del blog, abito a Vicenza e insegno in tutta Europa;

- pratico e insegno Xingyiquan, ma soprattutto Wu Xing e alcuni animali;

- a Torino sono stato nel 2008 per un seminario di Baguazhang, e ho in previsione di tornarci nella prima metà del 2009.

Per ulteriori informazioni, tenete sotto controllo questo blog o scrivere a zhaleijie@gmail.com.

Saluti

L'importanza dell'intuito


Inizio il 2009 con un post sull'importanza dell'intuito.
Nelle arti marziali spesso non facciamo altro che seguire istruzioni e imparare a memoria movimenti di cui non conosciamo il reale significato.
Lavorare sull'intuito significa anche - a volte - avere il coraggio di uscire da ciò che ci è stato insegnato e fare di testa propria.
Etienne Decroux, indimenticato maestro di mimo (insegnante tra l'altro di Marcel Marceau), parlava dei tre livelli di apprendimento, dette anche le "3 i":
- imitazione
- immedesimazione
- interpretazione
Se non si arriva alla terza fase, resteremo per sempre schiavi di una pratica che davvero non conosciamo.

"Non si padroneggia la tecnica dell'adattamento alle circostanze servendosi della mente conscia; è necessario adeguarsi intuitivamente, in armonia con le leggi naturali, senza dover calcolare i propri movimenti. 
Si dovrebbe rispettare questa facoltà interiore. 
Credi nella vittoria senza pensieri di vanità e senza cercare di ricavare "utili" rivelazioni. 
Se si desidera raggiungere lo stato supremo, non ci sarà alcun bisogno di preoccuparsi di questioni che turbano l'anima, non ci sarà alcun bisogno di custodirla. 
Il corpo e l'anima diventeranno una cosa sola; non vi sarà alcuna distinzione tra il bene e il male.
Si acquisirà una conoscenza profonda della funzione della spada; si riuscirà a reagire spontaneamente a ogni situazione. 
Benchè ci si provi, è impossibile insegnare questo stato supremo. 
Si può giungere a tale condizione della mente e del corpo solo con una pratica incessante. 
Quando si sarà conseguito un tale stato, si sarà in grado di adattarsi inconsciamente a tutte le situazioni".

(Da: "Tattiche segrete" di Kazumi Tabata, edizioni Ubaldini - Roma, 2004, p. 36)

giovedì 1 gennaio 2009

Seminari intensivi di Baguazhang 2009

Nella suggestiva cornice dell'altipiano di Asiago, nella provincia di Vicenza, nel corso del 2009 avrà luogo una serie di quattro incontri intensivi della durata di due giorni ciascuno (sabato e domenica) sul Baguazhang, la Boxe degli Otto Trigrammi.

Nell'arco degli incontri verranno approfonditi i seguenti temi:
- Principi e teoria del Baguazhang
- Cerchio e spostamenti
- Tre cambi tradizionali (Dan Huan Zhang, Shuan Huan Zhang, Shun She Zhang)
- Otto Palmi Madre
- Chuan Zhang (palmo che penetra)
- Tuishou, Rushou, Sanshou

L'insegnante è Luigi Zanini, coadiuvato da eventuali collaboratori a seconda del tema.

L'ammissione è limitata ad un numero non superiore a 5 persone, in un ambiente accogliente ma spartano e ristretto. La selezione avverrà in base all'esperienza e alla qualità personale del richiedente. 

Per maggiori informazioni scrivere a: Zhaleijie@gmail.com