lunedì 16 dicembre 2013

San Ti Shi 三體勢



Era freddo, ghiaccio per terra, e mi allenavo in un angolo buio, non illuminato, in mezzo ad un prato di un parco vicino a casa.
Non ero molto contento quella sera, non stavo bene, e arrivavo da una corsetta per scaldare i polmoni malconci da un raffreddamento, non proprio al meglio della forma.
Mi sono messo al buio appositamente, per evitare contatti con il mondo e con la gente, con la luna unico testimone che mi guardava, quasi piena, tra i rami degli alberi spogli.
Ho deciso che sarebbe stato un allenamento statico, di postura, di resistenza, quasi una sfida a me stesso.
Scendo in San Ti Shi, e tento di allinearmi.
La sensazione è di una totale mancanza di coerenza del corpo, altro che allineamento.
Ogni arto è sconnesso, sembrano pezzi indipendenti, niente a che fare l'uno con l'altro.
Il tronco fatica a trovare l'allineamento verticale, allungo le cervicali e chiudo il bacino, connetto le gambe e cerco di scendere. Niente da fare.
Le braccia vanno spinte avanti e in basso, ma non le sento bene.
Si induriscono, ma non spingono.
Le gambe urlano ad un certo punto, i quadricipiti femorali fanno male.
Allora mi dico: aspetta ancora un minuto, passiamo questa soglia di dolore.
Mi rialzo appena, poi ridiscendo, aggiusto la postura, il dolore è sopportabile, insisto.
Dopo un minuto tento di resistere ancora, ma poi devo cambiare gamba.
Il dolore diventa una presenza normale, e riesco a stare meglio, forse non più a lungo, ma comodo.
Ogni tanto cambio lato, ma sento che il corpo si allinea sempre meglio, va naturalmente là dove deve andare, e lo fa da solo, per bene, seguendo un filo invisibile.
Le mani sono calde, presenti, hanno intenzioni vive di afferrare e di spingere, al punto che getto i guanti per terra e mi levo anche il berretto, tanto è il calore interno.
Pian piano comincia a restare l'intenzione e la forza muscolare diminuisce, o almeno sembra.
A quel punto ripenso alla schiena: ma dov'è?
Allora allungo la schiena, svuoto il petto, e lentamente anche le anche si cominciano ad allineare.
E' un processo tra il volontario e lo spontaneo, gli anni di pratica vengono in aiuto, il corpo sa come deve fare, anche se questa non è la sua posizione preferita.
Cambio la postura dopo cinque minuti, sinistra, destra, poi ancora sinistra e via via, i cambiamenti sono sempre meno problematici, vanno da soli, scorrono.
Cambio sul posto, non faccio passi, ma sento che le gambe si muovono bene, anche se indurite.
Poi penso: ci sono anche le posture incrociate, e incrocio.
La schiena si attiva con la torsione, e diventa ancora più viva.
Il sudore cola dalla schiena, sono completamente caldo e bagnato, ma comincio a percepire un minimo di unità.
La mente viene in aiuto: ricomincio a sgranare le otto regole per allineare il corpo di Sun e le dodici di Wang, le ripeto a memoria, e le cerco nel corpo.
E' un lavoro certosino, e mi accorgo di quanto non sono unito, ma l'intenzione lavora.
Dopo un'ora guardo il cellulare stupito: un'ora è passata?
Dopo quell'ora, però, succede qualcosa.
Quando passo da un lato all'altro, sento che la postura si è costruita, ha una sua anima, è densa e pesante, l'intenzione sta diventando più chiara, come una lama che viene battuta e ribattuta.
E a questo punto sento la cosa più attesa e più difficile che si realizza: le gambe scendono da sole e si allineano verso terra.
Sono seduto.
Niente a che vedere quando cerchi di scendere e il corpo non te lo permette.
Sono giù! La forza si distribuisce in modo diverso, sento la spinta diagonale delle gambe verso i pugni che ha cambiato vettori.
Non c'è spinta, non c'è trucco, le gambe scendono da sole, e tutta la postura si riallinea!
Il bacino si siede, le gambe scendono, e non ho rotto la connessione. Incredibile.
Sono contento, e cerco di sentire sempre meglio la postura.
In un momento di autoesaltazione penso: adesso ho capito!
Ma so bene che si tratta dell'ennesima piccola scoperta, uno dei piccoli satori quotidiani, che sono fatti per essere superati poco dopo.
Quindi non mi illudo, ma... torno a casa soddisfatto, come un gatto col sorcio in bocca.
Ti ho beccato, San Ti Shi!

Dedicata a tutti noi, sul cammino della pratica.

venerdì 13 dicembre 2013

Vivere felici



La PNL (secondo il suo vate Richard Bandler) insegna che vi sono quattro regole per vivere felici.
1. Responsabilità
2. Proattività
3. Acutezza sensoriale
4. Adattabilità

Direi che, a guardarle da vicino, sono anche quattro ottime regole per le arti marziali.
Essere responsabili del proprio allenamento, in termini di quantità e qualità, per esempio.
Essere proattivi in combattimento.
Avere acutezza sensoriale nel percepire le intenzioni dell'avversario.
Essere adattabili nel cambiare strategia per arrivare all'obiettivo.
Buoni pensieri!

lunedì 9 dicembre 2013

Bgz primo incontro



Conosco il maestro Yuri Debbi della scuola "San Yi Quan" del M.o George Charles da qualche anno ormai. Yuri ha un bel blog sullo Xingyiquan e sul Neijia, che consiglio per la ricchezza di spunti e la diversità di contributi. Siamo legati da una comune amicizia, il maestro Yves Kieffer di Arona. Yuri è allievo diretto di Yves, e anch'io mi considero allievo ed amico di questa grande persona, che da oltre vent'ani mi onora della sua amicizia e simpatia, oltre che della sua sterminata cultura (marziale, musicale e quant'altro).

Con Yuri abbiamo iniziato un percorso che lo porterà alla pratica del Baguazhang di Sun Lutang partendo dalla base, cioè dai quei fondamentali senza i quali non si può realmente progredire. Il primo incontro è stato dedicato al cerchio, ai passi base, allo scendere, ai drill per sviluppare un forte radicamento, una velocità di spostamento e lavori a due per sviluppare resistenza e un'attitudine al combattimento. Il primo incontro è avvenuto sabato scorso, e questa foto è stata scattata poco dopo il pranzo che ha seguito il seminario.

Va detto che lavorare con Yuri e Monica è un piacere, perchè per una volta non si deve partire da zero, ma c'è già un'attitudine, un corpo allineato e una disponibilità mentale che permette di non dover ripetere le stesse di continuo. Inoltre abbiamo avuto la presenza di Sergio e Alberto, che ha creato un bel clima di scambio. Al 18 gennaio il secondo incontro! Istruzioni per questo mese: lavorare sul Cerchio!

Ciao Modena!

(Nella foto sopra, da sinistra a destra, io, Monica, Yuri e Alberto)


Un gruppo della scuola "San Yi Quan" con Yuri in ginocchio e Yves Kieffer con la giacca rossa



Nel 2012 a casa di Yves

sabato 7 dicembre 2013

Tui Il Lago incontra Ziran



Oggi il sole ha accompagnato una fredda (meno due gradi!) ma bella mattinata di pratica di Baguazhang, condivisa con gli amici Yuri e Monica di Modena. E' stato un piacere averli con noi, anche perchè abbiamo scoperto di condividere molte cose della nostra pratica e della filosofia di vita.

Dopo una sana colazione al bar, ci siamo incamminati verso il nostro parco di pratica, e dopo pochi minuti eravamo già caldi :-) Abbiamo avuto la visita della famiglia Ziran, con Sergio, Alberto e Albertino, e tutti insieme ci siamo divertiti a ripassare le basi del Baguazhang, cioè il cerchio, la grande mamma del Baguazhang.

Ovviamente il training si è concluso con un pranzo degno del training. Grazie a tutti i partecipanti per la bella impronta lasciata e per l'impegno. A gennaio il secondo incontro.

A presto

PS: un grande grazie di cuore a Sifu Yves Kieffer per aver nutriro la passione di entrambi noi, Yuri e me, per tutti questi anni. Senza Yves ci mancherebbe una grande parte di passione.

martedì 3 dicembre 2013

Baguazhang Day



Uno dei più bei ricordi di queste giornate romane di Baguazhang.
Sifu Loriano Belluomini, Sifu Lino Perlongo, ed io.

I quattro animali del Baguazhang (2)



Torso di Drago

Le gambe rappresentano il rapporto con la terra e la forza di gravità, la spinta e il supporto che la Tigre garantisce quando le gambe hanno sviluppato abbastanza qualità.

Il tronco è invece la parte che rappresenta l'uomo e la sua centralità tra cielo e terra. Il torso, dal bacino alle spalle, forma un quadrato all'apparenza stabile e forte, che molto spesso non viene usato in tutta la sua potenzialità. Voglio dire che spesso il tronco diventa quella giuntura tra gambe e braccia che non ha forza propria. Quasi sempre è proprio il tronco nelle sue tre giunture (bassa, medio alta e alta) a cedere sotto il peso del pressing con un avversario che attacca.

In realtà il riferimento al Drago è molto precisa. La schiena è sostenuta dalla colonna vertebrale, che si snoda armonicamente su più piani: orizzontale (torsione), verticale (allungamento), trasversale (allungando una spalla rispetto all'anca opposta, avanti rispetto a dietro, etc.). Noi non siamo particolarmente attenti alla percezione della schiena, perchè abbiamo un numero limitato di ricettori nervosi (molti meno di quelli delle mani e dei piedi), per cui spesso tendiamo a "non sentire" la schiena. Così il mal di schiena è diventato il male più diffuso del nostro secolo.

Il Drago nella schiena ha quindi il compito di animare, di mettere in movimento, di far muovere organicamente tutte le vertebre, muscoli, costole e connessioni profonde in modo proattivo, in modo da aiutare e amplificare la potenza che nasce dalle gambe. Il bacino deve lavorare per sedersi e unire il pavimento pelvico per unire le gambe in una sola struttura (ricordate quel "chiudere l'ano"?). Non basta che la schiena sia solida e non si faccia disconnettere, deve essere attiva, viva, potente, vibrante, flessuosa.

Come un Drago. Questa analogia è veramente potente. Basta andare a vedere come muove la schiena un praticante di Xingyiquan della famiglia Dai, o un praticante di Yiquan, quei rari (rarissimi) maestri di Bagua o Taiji che ancora hanno l'arte del movimento interno, di Silat o di arti filippine, e là capirete quello che intendo. Si tratta di aggiungere il movimento della schiena - micromovimenti se vogliamo, ma potenti - nel movimento totale del corpo. E non basta farli a caso. Devono avere una logica, che si allena solo con un giusto allineamento del corpo, portato in movimento prima da fermo, poi delicatamente e poi piano piano sempre più con forza. Alla fine l'allineamento si unirà alla forza.

Questo era il motivo per cui il Taijiquan si pratica lentamente, dapprincipio. Poi si va veloci, come nel Baguazhang. Il Taijiquan lento è solo uno step della pratica, come la forma quadrata. La schiena del Drago è forte, si apre e si chiude, potente, da sola fa moltissimo. Se isoliamo il Drago nel nostro corpo e lo facciamo lavorare bene, creando catene cinetiche precise e finalizzate correttamente, la schiena diventa uno straordinario protagonista del nostro corpo. E la nostra salute sarà incredibilmente avvantaggiata da questo.

La simbologia cinese mette in evidenza la sinuosità e la flessibilità del corpo del drago, metà serpente e metà volatile. Si muove tra cielo e mare, ed è molto veloce. Se guardiamo un buon lottatore all'opera, non possiamo fare a meno di ritrovare la stessa sinuosa forza elastica. La schiena ha bisogno di questo, per essere protagonista di ogni movimento e di ogni attimo del combattimento.

(continua)

TNC Traiettorie Non Convenzionali



Uno dei fattori di successo in combattimento è l'uso delle TNC, traiettorie non convenzionali.
Tutti siamo abituati ad allenare e a immaginare un attacco portato dalla linea centrale verso il nostro centro o viso nelle modalità classiche tipo boxe o attacco diretto. Già essere in grado di gestire il tempismo, la velocità, l'intenzione e le linee di un aggressore meritano una lunga analisi e molto lavoro di sparring.

Ma il bello viene quando si tratta di immaginare e prevedere, soprattutto reagire su attacchi non convenzionali. Le linee più pericolose sono i ganci e i montanti, ma nell'uso delle arti marziali più evolute, i colpi si "sganciano" dal corpo negli angoli e nelle situazioni più impensate, spesso in condizioni in cui non pensiamo sia possibile, tipo in clinch o nel corpo a corpo. Pensate ai pugni d'incontro, quasi sempre definitivi.

In quei momenti, un corpo allenato ad essere flessibile e cedevole, ma a recuperare istitnivamente le catene cinetiche anche in condizioni di relativa immobilizzazione, riesce a tirare fuori dei colpi che possono risultare - se non devastanti - comunque efficaci per ricreare una distanza, disturbare l'avversario e poi portare a fondo un secondo o terzo colpo quando la distanza aumenta, aumentando anche l'efficacia.

Questo è il frutto delle considerazioni fatte stasera in sparring con Sergio, e invito i lettori ad una riflessione sul calcolo delle probabilità in un combattimento. Tutti ci auguriamo di avere un avversario che una volta bloccato ad un braccio o ad una spalla non si muova più e risulti immobile quel secondo o due che ci servono per organizzare un attacco finale. Spesso quello che ci ritroviamo è una specie di serpente che cambia postura anche quando pensiamo di averlo bloccato.

Questa flessibilità e densità e connessione insieme anche negli angoli più complessi di un movimento umano, noi la chiamiamo abilità corporea. Un pugno che arriva dall'alto al basso mentre stiamo stringendo mezzo corpo per mandarlo a terra e ci colpisce la tempia, una mano che entra alla gola e blocca il respiroalla base del collo, dita che arrivano sugli occhi quando pensiamo che non sia possibile. Questo intendo come TNC.

Se riusciamo a sviluppare una attenzione e una attitudine anche per queste linee e possibilità, il nostro lavoro si fa più interessante e più sicuro. E, di colpo, saranno chiari tanti principi che ci ostiniamo a chiamare interni, perchè ci mettono una vita ad entrare nella nostra zucca.

"Se non ti aspetti l'inaspettato non scoprirai la verità".

Grazie Sergio

sabato 30 novembre 2013

Baguazhang Day a Roma

Dopo tanti Qigong e Taijiquan Day, lo scorso fine settimana (16 e 17 novembre) è arrivato anche il turno del primo Baguazhang Day italiano. Era ora!

L'idea nasce da quattro insegnanti di Baguazhang, Mauro Ria, Enrico Colmi, Nikitas Petroulias e Severino Maistrello, che hanno creato in prima battuta un seminario di Baguazhang a Roma. Ma nel corso delle settimane, l'idea di un seminario a quattro si è espanso ed evoluto, ha acquisito una nuova forma ed è arrivata a coinvolgere più di dieci insegnanti da tutta Italia, un maestro greco (Nikitas Petroulias) ed uno cinese (Kong Chen) ed una cinquantina di persone che in uno spirito di apertura e di condivisione si sono dati appuntamento a Roma. Ed era nato così il primo Baguazhang Day.

E' stato decisamente un evento speciale, un vero successo sotto molti punti di vista, sia per la qualità tecnica del lavoro presentato nell'arco dei due giorni, sia per l'atteggiamento aperto e dinamico con cui le lezioni di sono susseguite, e ancora per lo spirito di amicizia che si è subito instaurato. Il Baguazhang Day è stato un'occasione speciale per permettere di incontrarsi maestri e allievi, di conoscere nuovi insegnanti, di scambiarsi pratiche e idee, di conoscere le attività, gli stili e le modalità degli altri insegnanti.

Un grazie di cuore va a Mauro Ria, che si è dato un gran daffare per curare tutto della manifestazione in maniera serena e positiva, all'interno del Tempio del Kung Fu di Alessandro Colonnese, nei cui locali si è tenuto il BGZ Day, e ad Enrico Colmi che ha portato il maestro Kong Cheng dalla Cina per proporlo a tutti i presenti. Un altro grazie di cuore va ad Angelo Coluzzi e Andrea Valente, che tanto hanno fatto per stanarmi da Vicenza e farmi scendere. E un grazie ad Alberto Dal Maso, che mi ha accompagnato a Roma e col quale è sempre bello condividere l'esperienza.

E' difficile sintetizzare in poco spazio il lavoro di tutti. Preferisco postare qua di seguito quello che è emerso sino ad oggi su Facebook, che secondo me sintetizza lo spirito della manifestazione. Uniche note di rammarico l'assenza di Severino Maistrello, che non ha potuto partecipare alla manifestazione per cause di salute, e per Lino Perlongo, che, arrivato pieno di entusiasmo dalla Calabria, non ha potuto insegnare a causa di un incidente al ginocchio sinistro ed è rimasto comunque da spettatore per tutto il tempo.

Tutti comunque siamo partiti da Roma con una sensazione ampiamente positiva, voglia di rivederci e pieni di entusiasmo per quanto visto. A livello personale, la nota di chiusura è stata particolarmente bella per aver rivisto e pranzato con un amico di oltre vent'anni fa, il maestro Gianfranco Russo e suo figlio, dopo tanto tempo.

Come già scrissi a Mauro: Ad Maiora!

***

Da Facebook:

27 novembre 2013
Mauro Ria
Ancora non credo alla perfetta armonia quasi magiaca che si è venuta a creare al BAGUAZHANG DAY. Tanti maestri di svariate scuole di Baguazhang di vari lineaggi si sono radunati non per farsi vedere, non per vincere medaglie e neanche per interessi personali; ma solo ed esclusivamente per praticare insieme in maniera aperta condividendo la loro esperienza con tutti i partecipanti venuti per l'occasione da più parti d'Italia ed anche dalla Grecia con non poche difficoltà, per una full immersion di oltte 14 ore di Baguazhang, passando attraverso tutti gli aspetti dell'Arte dalla tecnica alle forme, dalle armi alla difesa personale, dagli elementi di addestramento agli aspetti più salutistici a tratti si è andati a trattare anche argomenti medici e filosofici senza quasi mai fermarsi .
Come già detto in privato al M.°Luigi Zanini ho visto tanta qualità ed esperienza al punto che anche le cose più scontate e basilari venivano proposte con una profondità e ampiezza che ogni parola ogni singolo gesto stillava : lavoro , studio e ricerca di anni di pratica ( magari avessi avuto quando ho cominciato opportunità simili ).
Per non parlare poi della prova di umiltà data da tutti, il vedere tutti che praticavano con tutti in un’atmosfera di vera condivisione era quasi surreale
Insomma ci sono tutte le basi per creare una grande famiglia del Baguahang e sono più che certo che continuando su questa strada non possiamo che crescere evolvendo ne nostro stile . Un "GARZIE DI CUORE A TUTTI" e ci vediamo al prossimo appuntsamento.

Loriano Belluomini
Ancora grazie a te, Mauro, per tutto lo sforzo organizzativo e sempre con il sorriso sulle labbr.
27 novembre alle ore 7.25 · Mi piace · 1

Wudang Taiji Roma
Grazie x la bellissima iniziativa!
27 novembre alle ore 8.26 tramite cellulare · Mi piace · 1

Luigi Zanini
Grazie ancora Mauro e ad maiora!
27 novembre alle ore 9.26 tramite cellulare · Mi piace · 1

Fabrizio Pozzi
Davvero grazie a tutti per l'organizzazione e l'accoglienza
27 novembre alle ore 13.18 · Mi piace · 2

Enrico Colmi
Grazie a tutti. Mauro ha già detto tutto e benissimo. Un grazie particolare a lui per l'impegno nell'organizzazione dell'evento. Alla prossima.
27 novembre alle ore 22.52 · Mi piace · 1

Petroulias Nikitas
Grazier a tutti e a Mauro per I'll duo impegno
Ieri alle 4.15 tramite cellulare · Mi piace · 1

Shifu Perlongo Lino
Grazie a te Mauro per la cura dell'organizzazione e per la tua disponibilità, sono state due giornate piacevoli e altamente formative, sia sotto il profilo tecnico che umano e tu sei una persona squisita.
Anche se non ho potuto godere a pieno delle due giornate, il piccolo infortunio subito mi ha dato modo di capire ed apprezzare ancora di più tutte quelle vecchie e nuove amicizie fatte di persone, Maestri e praticanti che con il loro comportamento hanno mostrato a tutti (non soltanto a me) il loro vero valore.
Sì, perché il valore di un guerriero non si misura solo nell'abilità marziale ma anche, e soprattutto, sotto il profilo umano.
A tal riguardo, mi sento di rinnovare i miei più sentiti ringraziamenti al Maestro Cheng Kong, persona splendida che con grande umanità, non solo ha dimostrato un'elevata professionalità medica, ma anche una profonda etica marziale. GRAZIE DI CUORE!
Il mio più benevolo pensiero va anche al mio amato Maestro Loriano Belluomini che con le sue parole mi ha ricordato che non è forte chi non cade mai, ma chi cadendo ha la forza di rialzarsi (ed io mi sono rialzato  !); all'amico, Maestro e Fratello Fabrizio Pozzi che mi ha onorato anticipando il suo intervento al posto mio, (oltre che il sentito interessamento); all'amico, Maestro e Fratello Andrea Marras per la sua vicinanza e non in ultima istanza, all'amico, Maestro e Fratello Luigi Zanini, grande praticante nella vita così come nel Neijia Quan.
Con gli altri praticanti non ho avuto modo di approfondire l'amicizia, ma li ringrazio ugualmente per aver alimentato il giusto spirito di collaborazione e condivisione dell'evento.

Con l'augurio di potervi ospitare tutti in Calabria, vi rinnovo i miei saluti e i miei più sentiti ringraziamenti.

Shifu Perlongo Lino
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Mauro Ria
sei una persona speciale Lino
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Luigi Zanini


Da sx a dx, da basso a alto: Loriano Belluomini, Luigi Zanini, Angela Lita San, 
Lino Perlongo, Alberto Dal Maso e Andrea Marras


Da sx: Luigi Zanini, Andrea Valente e Angelo Coluzzi


Rushou: Alberto Dal Maso e Luigi Zanini


Kong Cheng e Loriano Belluomini


Gianfranco Russo, Oangh Ahn, Luigi Zanini

mercoledì 13 novembre 2013

I quattro animali del Baguazhang



I Quattro Animali del Baguazhang sono un riferimento guida per la pratica, soprattutto per la comprensione del cosiddetto (e spesso frainteso) lavoro interno. Gli animali incarnano delle qualità fisiche e istintuali che sono importanti per formare un corpo solido e flessibile, e quindi preparare la struttura per diventare un buon combattente.

Usare un animale come modello di riferimento oggi ci sembra strano, perchè abbiamo perso l'abitudine al contatto con la natura. Quindi occorre decodificare le qualità dell'animale per spiegarne i principi.

Sulla base della mia esperienza, proverò a dare delle indicazioni che servono a qualunque stile di Baguazhang (e non solo) per acquisire quella qualità che nel tempo permette di migliorare significativamente la propria pratica.

Nel Baguazhang si dice:

"Gambe di tigre
Torso di drago
Braccia d'aquila
Occhi di scimmia"

1. Gambe di tigre.

Le gambe devono lavorare come se avessero le qualità delle zampe posteriori di una tigre. Basta guardare un gatto. Da fermo può saltare fino a due metri senza problemi. Le gambe in accosciata sono come molle cariche, che possono esplodere in ogni momento. Lavorano sempre unite insieme nell'intenzione in ogni movimento, Se curvano, saltano, muovono avanti, galoppano, le zampe sono sempre perfettamente coordinate per la massima efficacia. Questa è la qualità da ricercare nelle nostre gambe. Baguazhang è l'arte del movimento e delle gambe per eccellenza, quindi la tigre è un animale importante per noi.

La tigre non cammina mai in punta di zampe, o rasoterra, ma sempre in modo articolato, cauto, pronto a cambiare direzione: avanti, indietro, di lato, in alto, in basso. Un animale in genere, ma la tigre specialmente, ha sempre una posizione stabile, equilibrata, ma pronta al cambiamento, e non perde mai l'equilibrio. Le zampe posteriori sono solide e stabili, anche nel mezzo di una lotta furiosa. Osservate un combattimento tra tigri e guardate le zampe posteriori, vedrete quanto sono attive. Le gambe di un boxer volano come farfalle, ma quanto stanno per colpire sono piantate a terra come colonne, per permettere al corpo di pungere come un'ape.

Nella pratica lo spirito della tigre richiede di scendere progressivamente sulle gambe nel cerchio senza perdere la connessione con la schiena dritta e chiusa in Hui Yin. Le gambe si muovono su traiettorie naturali (lo diventano col tempo, Bai, Kou, Shun etc.), l'esterna in chiusura, l'interna dritta o in apertura (se deve girare) e i piedi si aggrappano a terra ad ogni passo. Il peso non è mai su due gambe, ma si sposta costantemente ed è sempre e solo su una gamba, in modo che l'altra possa muovere o calciare o fare altre cose. La gamba di appoggio deve sempre essere solida, potente, avere riserve di forza, e non mancare mai al di sotto del tronco.

I passi sono lenti e profondi, scavano nel terreno per acquisire stabilità e forza. Il peso deve scendere naturalmente verso i polpacci e le piante dei piedi. I piedi sono incollati al terreno su almeno nove punti ciascuno e mantengono il radicamento in maniera rilassata, lasciando che il peso del corpo scenda verso terra. Se le gambe sono rilassate, potenti, veloci e coordinate col resto del corpo, tutta l'energia sprigionata nascerà dalla terra e avrà un impatto sorprendentemente "solido" sull'avversario.

(continua)


domenica 20 ottobre 2013

24 pilastri del combattimento



I 24 Pilastri del Combattimento secondo Sifu Mike Patterson

1 . La distanza deve essere tale che , quando le mani dei combattenti sono tese verso l'esterno , le dita possono intrecciarsi . Quando i polsi si toccano, attacco!

2 . Osserva le nove porte di attacco e impara a utilizzarle in combinazione.

3 . Movimento e immobilità sono uno cosa sola; entrambi possono essere difese adeguate .

4 . Mai più di due passi completi in una singola direzione. Non inseguire. Un combattente intelligente aspetterà il terzo passo per usarlo contro di te.

5 . Ci sono quattro distanze di combattimento : piede, mano , intrappolare e lottare. Conoscerli bene ed essere in grado di passare facilmente da una all'altra .

6 . I migliori combattenti attaccano sempre, anche quando difendono. Impara a sfruttare le abitudini del tuo avversario.

7 . Dovendo scegliere tra chiudere all'interno e all'esterno , scegli sempre all'esterno.

8 . Usa il braccio piegandolo dalla mano al gomito alla spalla, e viceversa .

9 . Una volta che trovi la chiusura, incollati all'avversario fino alla conclusione.

10 . Il momento migliore per calciare è quando l'avversario si muove in avanti o indietro , subito dopo che ha tentato di creare un ponte.

11 . Gli arti sono di solito vulnerabili .

12 . Gioca sempre con un angolo di 45 gradi rispetto alla linea centrale di attacco.

13 . La velocità deve essere variata allo scopo di guidare la mente dell'avversario.

14 . Mai telegrafare - i colpi devono essere inferti dalla posizione dove ti trovi.

15 . Guarda gli occhi dell'avversario (o la gola) in un incontro singolo. In situazioni di minaccia multipla , guarda verso il basso.

16 . La forza usata saggiamente è un vantaggio, ma diffida sempre della "trappola ".

17 . Il dolore è un modo efficace per guidare la mente dell'avversario.

18 . Quando "guidi il corpo" sii attento , sensibile , e mantieni la tua sfera.

19 . Anche se è più facile da impiegare, la difesa non vincerà mai una battaglia.

20 . Tutti i veri attacchi iniziano dai piedi.

21 . Boxa un "kicker", calcia un "pugile".

22 . Spazza una posizione alta, attacca una posizione bassa .

23 . Studia il doppio colpo ed i quattro metodi di utilizzo. Sono inaspettati.

24 . Esplora la tecnica per cogliere il principio, mantenendo principio dimentica la tecnica.

Sifu Mike Patterson

(Nella foto, Luca e Sergio qualche tempo fa in uno scambio di guanti)