domenica 28 settembre 2008

Osservazioni sul Baguazhang

La pratica mi regala quasi sempre delle interessanti insights che mi piace condividere con i lettori. E' un po' un diario di bordo della mia pratica, che di giorno in giorno si arricchisce e porta con sè allegria e soddisfazione.

Bagua contadino e Bagua cittadino
Non mi sono ancora ripreso dallo stupore - ma neanche troppo - di scoprire che a metà del secolo scorso, dopo l'esperienza delle Olimpiadi di Berlino del 1936 - dove il Wushu si era fatto conoscere per la prima volta al mondo occidentale - una comunicazione dall'alto aveva obbligato di fatto tutti i praticanti e gli insegnanti di arti marziali ufficiali ad adottare un passo strisciato, in sintonia con lo Xingyiquan. Da allora il passo strisciato è diventato l'unico passo possibile nel Baguazhang.

Da notare che Tang Ni Bu, passo che scivola sul fango, è stato interpretato in due modi: uno è quello di mantenere attentamente il peso sul piede dietro, immaginando la scivolosità del terreno, e quindi ha fatto nascere un Bagua stretto e a passi piccoli (un po' come lo stile Dai di Xinyiquan). L'altro modo è quello di spingere il piede anteriore in avanti con un colpo di reni, come se scivolasse sul fango, quindi di fatto facilitando l'estensione del passo (basta vedere Sun Zhichun). Questo permette di entrare rapidamente nella guardia dell'avversario, cosa confermata tra l'altro dalle 36 canzoni e dai 48 metodi.

Ricercando al di fuori degli ambienti ufficiali, si scopre invece che il passo più usato e più pratico è invece quello rullato, addirittura il "passo di corsa", come mi ha raccontato Maurizio Restaldo di recente. Nelle vecchie foto di pratica in gruppo della scuola di Li Ziming, se si guarda con attenzione, i passi dei praticanti in cerchio erano proprio "di corsa", cioè con il peso tutto sulla gamba anteriore e il piede posteriore sollevato.

Guardando la realtà del combattimento, sia sparring sia reale, trovo il metodo strisciato buono per lo studio, quello rullato efficace nella realtà. Per capire poi gli Otto Palmi, devo dire che il passo strisciato rischia non solo di impedire, ma anche di fuorviare completamente il praticante.
La torsione del corpo ne viene limitata e diventa difficile capire come si muove il corpo davvero. L'effetto estetico forse è bello, ma non è reale. Mi viene da pensare che nel tempo sia nato un Baguazhang cittadino, fatto per muoversi su superfici liscie e curate, a fini estetici, ed un Baguazhang contadino, ancora abituato a terreni sconnessi e a reali scontri fisici. Meno bello ma più autentico.

Consiglio: provare a praticare il passo rullato, anche coloro che provengono da un insegnanti di chiara fama. Ne vale certamente la pena.

Capire gli Otto Palmi
La sequenza è semplice, sono tre livelli: otto palmi fissi camminando in cerchio (Ba Da Zhang), otto cambi in cerchio (Lian Huan Zhang), variazioni su tema libere (You Shen Zhang). Ma vi prego di credermi se dico che la base di tutto sta nel capire bene gli Otto Palmi. I palmi sono direzioni, sono principi, sono concentrati di energia.

Bagua è anche spiegabile come la rosa dei venti: otto direzioni principali per capire dove andare, e inoltre indicano la variabilità del movimento. Sono principi, perchè indicano al contempo la direzione della forza e l'energia che deve essere usata. Sono concentrati, perchè occorre praticarli continuamente per "allungarli" con l'acqua dell'esperienza (spesso quella di altri sistemi marziali è utile) per capirne il significato.

E' dal confronto che si capiscono le cose. Gli Otto Palmi, come il Cambio Singolo e il Cambio Doppio, contengono principi attivi. E' ovvio che senza esperienza di applicazione pratica e di combattimento, praticare i palmi diventa una danza di sicuro effetto di salute, come il fratello Taijiquan, ma senza entrare di fatto nel mondo reale del Baguazhang.

Consiglio: cercare di capire a cosa servono i palmi concretamente, essere creativi e non mettere limiti. Secondo me pochi fino ad oggi, anche tra i cinesi, li hanno capiti a fondo, per diverse ragioni, basta guardare su Youtube.

Praticare la Struttura
Anni fa c'era un tale Mike Sigman che si divertiva a spingere le automobili di lato per spiegare il Fajing, il famoso An Jing del Taijiquan. Il grande Chen Xiaowang ha insegnato ai suoi allievi migliori la qualità del radicamento e del Fajing. Wang Shun Leung, indimenticato "sigung" del Wing Chung, aveva la stessa identica qualità della Struttura, i suoi pugni arrivavano come mazzate. Wang Shujin, infine, era talmente grosso che si faceva fatica a capirlo, si imputava tutto alla sua forza fisica, ma in realtà aveva sviluppato una forte Struttura.

Se si vuole avere successo nel lavoro interno occorre la Struttura. Questa si sviluppa in modo paziente e continuo con un lavoro certosino. La chiave di volta è il lavoro da soli sul Neigong, passando ore a costruire una connessione tra gambe, braccia e tronco. La forza nasce dalle gambe, non è modo di dire, e poi diventa la forza di tutto il corpo. Wang Quiang, mio insegnante di Da Cheng Quan, diceva sempre: "Pa Mien Fa Jing", otto direzioni di forza esplosiva: davanti, dietro, alto basso, destro sinistro e infine interno ed esterno.

Poi si lavora a due: Tuei Shou, Rou Shou, Dui Lien, San Shou e chi più ne ha più ne metta, usando tutte le energie necessarie per non diventare rigidi e neppure troppo cedevoli, per arrivare a portare il proprio corpo dentro l'avversario e colpirlo. Infine esiste il nostro amato Mok Jon, il manichino del Baguazhang, che può essere un albero.

L'albero ci dà energia senza contatto per sviluppare il Qigong, ma con contatto l'albero ci permette di studiare se la nostra energia è buona e quanta ne abbiamo. L'indicatore sono le foglie, se si muovono vuol dire che la nostra energia è arrivata, se si muovono spesso vuol dire che la stiamo dando con continuità, se si muovono molto vuol dire che è forte. Non bariamo: usiamo alberi con almeno 30-40 centimetri di tronco, altrimenti è troppo facile. E poi bisogna allenarsi con praticanti esperti. Un albero di 40 centimetri di diametro è un compagno esperto. Lui da lì non si è mai mosso, ha un grande radicamento, di certo migliore del nostro!

Consiglio: praticare con gli alberi, sono straordinari, e in più molto pazienti.

(Nella foto: la Spada nella Roccia di San Galgano del 1180 d.C., in Toscana, nella nostra magnifica Italia)

venerdì 26 settembre 2008

La mia stella polare














C'è una poesia che da sempre mi accompagna nella mia vita, alla ricerca della Verità (che altro non è che vivere la vita ogni giorno come se fosse il primo e l'ultimo). Non a caso è stata scritta da un inglese che ha vissuto in India, figlio di ufficiali della Royal Army.
In Rudjard Kipling confluiscono la cultura occidentale, perfettamente permeata di tutte le contraddizioni e lo splendore della millenaria cultura indiana
.
Solo tenendo d'occhio ogni tanto questa poesia possiamo sapere dove siamo, momento per momento. E' un sestante per tutti i marinai di questo mondo. E' un balsamo per l'anima, se riusciamo a leggerla e a vederci dentro la nostra vita.

"SE"

Se riesci a mantenere il controllo quando tutti intorno a te
perdono il loro e te ne attribuiscono la colpa.
Se puoi confidare in te stesso quando tutti dubitano di te
pur tenendo conto del loro dubitare.

Se sai aspettare senza stancarti di farlo
o essere circondato da bugie senza darvi credito
o essere odiato senza dar spazio all'odio
e cio' senza sembrare troppo buono o troppo saggio.

Se puoi sognare - senza rendere i sogni tuoi padroni.
Se sai pensare - senza rendere i pensieri il tuo obiettivo
Se puoi incontrare il Trionfo e la Sconfitta
e trattare questi due impostori alla stessa stregua.

Se puoi tollerare di udire la verità da te pronunciata
stravolta da disonesti che intessono trappole per gli ingenui
o vedere le cose per le quali hai dato la vita,
distrutte e fermarti a costruirle di nuovo con strumenti logori.

Se sai raccogliere tutte le tue vittorie
e rischiarle con un lancio a testa o croce
e perdere e ricominciare ancora dall'inizio
e mai sussurrare una parola della tua perdita.

Se puoi sforzare il tuo cuore, nervi e muscoli
per servire al tuo scopo ben al di là delle loro possibilità
e così andare avanti quando più nulla in te
tranne la Volontà dice loro "tieni duro!"

Se puoi parlare con le folle e mantenere il tuo valore
o camminare con i re senza perdere di semplicità.
Se né i nemici e neppure gli amici più cari possono ferirti.
Se tutti possono contare su di te ma nessuno eccessivamente.

Se puoi riempire un inesorabile minuto
con un viaggio lungo sessanta secondi
tua è la terra e quanto vi è in essa,
e - cosa ancor più importante - tu sarai un uomo figlio mio!

(Rudyard Kipling)

mercoledì 24 settembre 2008

Loriano Belluomini

Sono sceso a Lucca due settimane fa per andare a trovare la persona che più di ogni altro mi ha insegnato ad amare e capire il Baguazhang: Loriano Belluomini.

Loriano pratica sulle mura di Lucca, vicino a Porta Elisa, e credo che un buon numero di praticanti di stili interni italiani gli debbano davvero molto, per tutto quello che Loriano ha saputo e voluto condividere negli anni, con i suoi insegnamenti, le sue pubblicazioni, la sua disponibilità.

Insegna Taijiquan, Baguazhang, Xingyiquan e Tang Lang. Insieme abbiamo insegnato in Francia ai Rencontres Jasnieres, e abbiamo reciprocamente imparato l'uno dall'altro le cose che avevamo imparato girando per il mondo. Sicuramente ne ho ricavato di più io.

Da oltre vent'anni trascorre le sue estati in Cina a studiare con maestri di chiara fama. Non faccio elenchi solo perchè sarebbero troppo lunghi, ma credo che su Baguazhang e Xingyiquan abbia una competenza unica. Ma è anche una persona che non ama apparire, ed è rimasto fedele a se stesso negli anni, migliorando come il vino buono. Chi è interessato può guardare sul suo sito "Wudang Baguazhang".

E' stato uno dei primi in Italia a poter vantare un curriculum di stili interni completo, con tanto di autorizzazioni a insegnare. Ma non ne ha mai fatto un vanto, a lui piace praticare, poter chiacchierare di arti marziali, tradurre sutra dal cinese, disegnare i suoi "omini" del Gongfu e - senza dubbio - meditare. Infatti l'altra attività preferita di Loriano è la meditazione. Le sue newsletter sono semplici, brillanti e profonde. Chi fosse interessato può guardare sul sito di Loriano "Centro di Meditazione Samatha- Vipassana".

Sono passati ormai vent'anni da quando mi ha spedito una lettera per conoscermi, perchè aveva visto il mio nome sul Pa Kua Chang Journal pubblicato negli USA da Dan Miller, e ancora oggi ogni volta che lo incontro è un momento di piacere, di allegria, di condivisione. Sento che fa parte della mia Famiglia marziale, che condividiamo alcuni fondamentali principi sulla concezione della vita, oltre che della pratica.

E' uno dei rarissimi insegnanti o praticanti di stili interni italiano che con serenità pubblica video sulla sua pratica su Youtube, e questo a vantaggio di quanti vorrebbero conoscere e vedere praticare e non ne hanno l'occasione. C'è un mondo di praticanti di Tongue Fu (detto anche Gong Fu orale... grazie Sifu Docherty), ma Loriano non se ne preoccupa. Come direbbe Tiziano Terzani, che di Loriano è stato insegnante di Storia della Cina: tanto vale farsi una bella risata! Un abbraccio, Loriano.

(Nella foto Loriano - a destra - e Cristiano - a sinistra - in San Shou Pao)

martedì 23 settembre 2008

Maurizio Restaldo

Maurizio Restaldo è un nuovo amico che ho conosciuto a Torino a marzo di quest'anno. E' un viaggiatore, un autentico cittadino del mondo, poliglotta e sempre pronto a preparare lo zaino per andare dove la sua sete di conoscenza lo porta.

E' un praticante di Nei Jia dalla grande passione, che dallo Yoga e dallo Xingyiquan è arrivato ad apprezzare e praticare il Baguazhang. I suoi insegnanti sono personaggi di alto profilo, e pure Maurizio non ha disdegnato di venire a trovarmi il fine settimana scorso per praticare con me le applicazioni degli Otto Palmi del Baguazhang di Li Ziming (Liang Zhenpu).

E' stato un piacere condividere conoscenze, tempo e pensieri con lui. Con persone intelligenti e senza barriere mentali il dialogo fluisce libero, rispettoso, stimolante, e così è stato anche per Laura, mia moglie che ha apprezzato la ricchezza di Maurizio. Nella pratica dei due giorni trascorsi abbiamo lavorato sodo sui palmi, soprattutto sul fatto di capire come funzionano concretamente in combattimento.

Il training di sabato e domenica è stata per me una sfida nel voler rendere il Baguazhang non solo un'arte di salute e di longevità, ma di restituirgli il suo profondo, pratico senso marziale. Con Maurizio, che ha già esperienza di Nei Jia Quan, è stato più semplice perchè il "terreno" era fertile.

La sensazione che mi è rimasta di questo incontro è tutt'oggi molto bella, di arricchimento, di condivisione, di allegria e di un panorama mentale più aperto. La pratica, quando è ben fatta, ha gli effetti di una guarigione, di un risanamento dalle malattie della parola e del pensiero. La pratica è maestra perchè non ha bisogno di mediare con la filosofia.

A presto, Maurizio, e un saluto da parte mia a Alex Kozma.

(Nella foto: Maurizio Restaldo e Luigi Zanini bevono del te dopo la pratica)

lunedì 22 settembre 2008

Paura, sofferenza, realtà


"La meta che ci poniamo è come arrivare a conoscere la paura, come farla diventare qualcosa di familiare, come guardarla dritto negli occhi: non un modo per risolvere i problemi, ma un totale smantellamento dei vecchi modi di vedere, sentire, gustare e pensare. Quando inizieremo davvero a mettere in pratica il nostro nuovo modo di percepire la realtà, impareremo a convivere con l'umiltà."

(...)

"La sofferenza comincia a dissolversi quando si è capaci di mettere in dubbio la certezza o la speranza che esista un posto dove potersi nascondere."

Pema Chodron (monaca buddista)

lunedì 25 agosto 2008

Alla ricerca dell’armonia: Sergio Fanton

Lascio a Sergio, compagno di pratica e amico da sempre, il piacere di raccontare la sua storia. Sergio è la sola persona che porta la discendenza della Ziran Baguazhang Chinese Boxing School.

Correva l’anno 1990 o '91... Iniziano così molti romanzi e libri d’avventura ,e per me la scoperta delle arti marziali è un continuo romanzo… con un prologo che si sviluppa molti anni addietro con la pratica di un’ adolescente imbranato e timido nonché ultracomplessato del “KUNG FU” per un paio d’ anni.

Il non sapere che stile o cosa fosse di preciso a quel tempo non era un problema,il solo fatto di tirare calci e pugni,o di fare qualche forma era per me,per come ero, molto più gratificante che non pormi tanti riguardi e domande. Fin da bambino sono sempre stato attratto da queste cose.. salti,proiezioni,pugni ed essendo da piccolo una piccola peste anche piuttosto manesca era un logico sbocco per la mia natura rissaiola,ed invece… CULTURISMO… E PESISTICA!

Cosa cavolo c’entra con tutto il resto?? C’entra con l’ego personale,essendo stato un persona complessata,vedevo nell’incremento della forza e di conseguenza della massa muscolare un motivo di orgoglio ed appagamento. Allora era quello che cercavo, e devo dire che grazie ai duri allenamenti se oltre alla forma fisica ho imparato la disciplina e la perseveranza.

Torniamo al 1990 (o 91) ed un certo Luigi Zanini apre nella palestra dove mi allenavo un corso di PA KUA. Incuriosito,iniziai a praticare, vi lascio immaginare un frigorifero più largo che alto alle prese con equilibrio,elasticità ,sensibilità ed armonia….e la fatica del buon Maestro a cercare di inculcarmi questi principi.

Passo dopo passo,anno dopo anno ho continuato a praticare,ponendomi dubbi e domande,trovando risposte e ponendo quesiti,ma trovando sempre nel Maestro un punto di riferimento .E l’armonia?? Adesso arriva .Poi,dopo qualche anno,sia per le regole del mercato(spazi per praticare,gente non tanto interessata),vuoi per le vicende della vita(lavoro e famiglia) chiuso il corso via a fare altre esperienze,alcune assieme,altre da soli.

E l’armonia arriva con l’ AIKIDO. O per lo meno dovrebbe arrivare…. Questo stile mi ha sempre affascinato per vari motivi,estetici e tecnici e perché ritrovo particolari affinità con quello praticato tempo addietro. L’armonia per come la vedo io deve essere coltivata continuamente,al pari della sensibilità, per cercare di uniformare in maniera omogenea e continua il tutto,sia in campo marziale che nel vivere quotidiano.

Con il passare degli anni mi rendo conto sempre di più come questo sia l’ obbiettivo principale a cui miro,anche a scapito dell’ efficacia tecnica immediata o del numero delle tecniche stesse acquisite,lasciando che sia il tempo a lavorare per questo. Adesso,sono consapevole delle mie lacune e sono impegnato con il corpo e la mente nel cercare di colmarle.

Dopo quattro anni di AIKIDO è arrivato il momento di presentare un esame importante,che non rappresenta un punto di arrivo, ma un trampolino di partenza,la strada si farà ancora più in salita,per chi come me nella pratica marziale vede un’ opportunità di crescita e di studio. Non ho ancora ben chiaro cosa presenterò all’esame,o quali tecniche porterò,di sicuro cercherò di farlo soprattutto con armonia e continuità cercando di essere coerente con la scelta fatta.

Se adesso ,dopo diversi anni di pratica, ancora riesco a meravigliarmi di certe piccole cose e gioisco alla scoperta di piccoli particolari magari ovvi, ma per me importanti devo ringraziare Luigi Zanini, prima come maestro,ma soprattutto come amico. Un plauso sincero và al Maestro Zulpo,che attualmente,cerca di guidarmi in questa non facile arte,nel vero senso della parola,sopportando con pazienza e disponibilità il mio essere un po’ il bastian contrario della situazione,trovando la parola giusta al momento adatto e nel modo appropriato per farmi uscire da certi momenti di blocco.

Un grazie a tutti quelli che hanno incrociato con me le loro braccia in questi anni, per quello che mi hanno trasmesso e ai quali spero di avere dato altrettanto,siano amici di lunga data o conoscenti occasionali. A mia moglie, che ha sopportato le mie paturnie,discorsi,sfoghi, e mai messo un freno alla mia passione.

Se riuscirò nel mio intento è soprattutto per merito vostro…… se non sarò soddisfatto di quello che farò sarà comunque un motivo maggiore per impegnarmi maggiormente,conscio del fatto che ho delle persone meravigliose attorno a me come punto fermo della mia vita.

Sergio Fanton

(Nella foto: Sergio nella postura del Leone di Baguazhang di Sun Lutang, 1996)

Baguazhang practice

Piccola pausa estiva, e si riparte.

Do' un'occhiata al sito di Flickr su Tai Chi Caledonia 2008 (sì, non mi sono ancora stancato di nominarla!) e scopro foto che qualcuno - credo Ronnie - ha scattato durante le lezioni. Ecco quello che a me piace: vedere le persone che crescono, che entrano nel vivo e fanno propria un'arte.

Nella foto che riporto ci sono Julie e Douglas, due dei "ragazzi" che hanno lavorato con me per quattro giorni sul Baguazhang. Lavorare sulle applicazioni costringe a mettersi in gioco e spesso non è facile accettare di non capire, di fare fatica, di sentirsi impacciati e ciò nonostante continuare a praticare.

Non ricordo i loro nomi, ma ricordo bene l'entusiasmo, la soddisfazione quando la tecnica riesce, l'allegria della pratica quando dopo un po' viene voglia di fare le cose più in scioltezza, e comincia la fase allegra (e spesso più produttiva in termini tecnici) della pratica.

Ho scoperto che l'insegnamento per me è pedagogia, è educazione alla vita. Le arti marziali sono un grande mezzo per crescere. Ho visto molti modi di insegnare e di imparare arti di combattimento, e spesso la strada preferita è quella del dolore e della paura. Molti insegnanti di oggi sono passati per quella strada, e là sono rimasti. Il tempo passa, e può succedere che non porti consiglio.

In Scozia ho visto persone piangere, non tanto per il dolore quanto per la sofferenza sottile che colpisce e si accompagna allo stress: solitudine, delusione dei rapporti, tristezza esistenziale, paura e senso di abbandono, e chi più ne ha... Alla fine della pratica ho sempre visto volti sereni, riconciliati con la vita, con un sorriso e una speranza in più. Mi piace pensare che il lavoro fisico delle nostre discipline sia un'educazione alla consapevolezza.

venerdì 8 agosto 2008

Ziran Baguazhang Syllabus



ZIRAN BAGUAZHANG SYLLABUS

THREE WAYS: palms, flowing, swimming

NINE LEVELS
1. Level: Da Mu Xing
2. Level: Ba Da Mu Zhang
3. Level: Rou Shou
4. Level: Zhou Zhang
5. Level: Lian Huan Zhang (Sun Shi Ba Xing Zhang)
6. Level: Tui Shou
7. Level: Jiu Gong
8. Level: You Shen Zhang
9. Level: San Shou

TEN POINTS THEORY OF SUN LUTANG
1. One Dao
2. Two Yin Yang
3. Three Earth, Man, Sky
4. Four Faces
5. Five Elements
6. Six Harmonies
7. Seven Stars
8. Eight Trigrams
9. Nine Palaces
All becomes One

giovedì 7 agosto 2008

Test di inglese per le vacanze















Volete essere sicuri di comprendere bene la lingua inglese prima di partire in vacanza?
Guardate questa vignetta, creata da Sam Masich in occasione di Tai Chi Caledonia e lo saprete subito!

Importanza dell'Intenzione 意








Ho lavorato per una settimana con Danny Doherty in Scozia sull'Yiquan, la Boxe dell'Intenzione.

Ogni mattina, pazientemente, dalle 6 alle 8 ci siamo ritrovati sotto tre bellissime querce, sul prato, incuranti della pioggia o del freddo, e abbiamo praticato le basi dell'Yiquan: Zhan Zhuang in varie posture, Mocabu o i passi "rompendo il bastoncino di china", e infine Shili, "assaggiare l'energia".

Verso fine settimana, siccome siamo stati bravi, ci siamo premiati con qualche Fali, l' "esplosione di energia", che - magicamente - dopo tanto lavoro sembrava coronare il percorso di studio. Infine, qualche camminata di Taikiken come Kenichi Sawai nelle sue Mani Come Alghe, e qualche Palo con le gambe incrociate e le mani appese, in stile Taikiken.

La cosa straordinaria delle arti marziali trasmesse integralmente è che nella pratica quotidiana riconosci la progressione, tocchi con mano i benefici e capisci il senso della pratica.

Ricordo molto bene che quando praticavo stili esterni, e anche quando praticavo Taijiquan agli inizi, non riuscivo mai ad avere questa sensazione di vera, concreta crescita nella pratica. L'unica misura era il numero di tecniche imparate, di forme studiate, la velocità d'esecuzione, la bellezza estetica del movimento o il senso di benessere. Ma non la comprensione della mia evoluzione.

La prima volta che ho toccato questa possibilità di percepire la crescita è stato con Wing Chung. Da una mano e da un corpo allineato dietro si poteva toccare la logica e l'effetto. Gestire bene questo allineamento significava dare senso alla pratica. Chi Sau - in tutte le sue versioni - costituiva, e costituisce, almeno metà dell'allenamento, se non più. La pratica da solo ognuno se la fa per conto suo a casa. ;-)

Poi ho conosciuto Wang Qiang in Francia nel 1990, e una serie di maestri a Jasnières nel 1991, e lì ho cominciato a capire, a distinguere e a scegliere. Wang mi ha dato solide radici, al punto che alcuni allievi scozzesi mi hanno ricordato poco tempo fa che, quando mi conobbero negli anni '90, insegnavo il Palo partendo da un'ora di pratica subito, senza interruzioni, come livello base. Se lo ricordano ancora.

Cosa rende il Palo e l'Yiquan così importante? L'uso dell'Intenzione, YI 意, che in realtà è la chiave di qualsiasi pratica, marziale e non. Per l'essere umano, ma anche per gli animali, per le piante, per la terra stessa, sapere cosa stiamo facendo in relazione al nostro scopo è fondamentale. Ripeto: COSA stiamo facendo rispetto allo SCOPO finale dell'azione.

La pianta cresce verso l'alto, perchè sa che deve andare là, è il suo scopo. L'animale (lo vedo con la mia gattina) ha delle priorità naturali: giocare, mangiare, curiosare, ed altre. Quando è focalizzato, non ci sono santi che tengano, va e fa quello che deve fare. L'uomo ha la scelta, il libero arbitrio, può sapere cosa deve fare ma non farla, cambiare idea, fare il contrario. Ma se non sa dove andare, può anche perdersi nell'incertezza e vagare per una vita.

Sapere perchè facciamo qualcosa ci mette in posizione di vantaggio: possiamo fare un bilancio e decidere se ci interessa ancora o no, se il rapporto beneficio-costo è interessante. Come dicono i saggi e i classici del Taiji: la potenza è niente senza controllo. Una carta geografica non serve a niente se non sappiamo dove siamo, su quella carta. Agitarsi senza finalità non serve a risolvere un problema concreto.

L'Intenzione, Yi,
意, è stato, guarda caso l'argomento di una serata di conferenza a Tai Chi Caledonia, relatori Li Faye Yip, Sam Masich, Ian Silberstorff, Wang Ning e me. L'essenza dice che tutto nasce dal Cuore, che nella concezione cinese equivale alla nostra testa, al nostro carattere, a ciò che vogliamo. Se il Cuore non è sereno o chiaro, non sa dove andare, allora abbiamo problemi, malattie, insoddisfazione profonda.

Coltivare l'Intenzione è il miglior esercizio che possiamo fare, più che praticare forme o ricercare nuovi stili. Quando pratichiamo chiediamoci cosa stiamo facendo, qual è lo scopo, per quale fine siamo lì, entriamo davvero dentro la pratica dell'Intenzione. Questo significa dare meno importanza alla struttura e sviluppare di più i principi e la loro pratica, focalizzare verso l'obiettivo rispettando i principi e le regole dell'Interno. Noi esistiamo quando abbiamo un progetto e siamo orientati dentro la Vita.

Grazie Danny!

(Nella foto, Danny Doherty alle ore 6.00 del mattino per il training di Yiquan a Stirling, Scozia)